Nel libro de Turpino io trovo scritto
Come Alessandro, il re di gran possanza,
Poi che ebbe il mondo tutto quanto afflitto
E visto il mare e il cel per sua arroganza,
Fu d'amor preso nel regno de Egitto
De una donzella, ed ebbela per manza;
E per amor che egli ebbe a sua beltade,
Sopra il mar fece una ricca citade.
E dal suo nome la fece chiamare,
Dico Alessandria, ed ancor si ritrova;
Dapoi lui volse in Babilonia andare,
Dove fu fatta la dolente prova,
Che un suo fidato l'ebbe a velenare,
Onde convien che 'l mondo si commova,
E questo un pezzo e quello un altro piglia;
Il mondo tutto a guerra se ascombiglia.
Stava in Egitto alora la fantina,
Che fu nomata Elidonia la bella,
Gravida de sei mesi la meschina.
Quando sentitte la trista novella,
Veggendo il mondo che è tutto in ruina,
Intrò soletta in una navicella,
Che non avea governo di persona,
Ed a fortuna le vele abandona.
Lo vento in poppa via per mar la caccia,
In Africa quel vento la portava.
Sereno è il celo e il mar tutto in bonaccia,
La barca a poco a poco in terra andava.
Quella donzella, levando la faccia,
Visto ebbe un vecchiarel che ivi pescava:
A questo aiuto piangendo dimanda,
E per mercede se gli racomanda.
Quel la ricolse con umanitate,
E poi che 'l terzo mese fu compito,
Ne la capanna di sua povertate
La dama tre figlioli ha parturito.
Quivi fu fatta poi quella citate
Che Tripoli è nomata, in su quel lito,
Per gli tre figli che ebbe quella dama;
Tripoli ancora la cità se chiama.
E come il cel dispone gioso in terra,
Fôrno quei figli di tanto valore,
Che il re Gorgone vinsero per guerra,
Qual de l'Africa prima era segnore.
L'un d'essi fu nomato Sonniberra,
Che fu il primo che nacque, e fu il maggiore;
Il secondo Attamandro, e il terzo figlio
Nome ebbe Argante, e fu bel come un giglio.
E tre germani preser segnoria
De Africa tutta, come io ho contato,
E la rivera della Barberia
E la terra de' Negri in ogni lato.
Non per prodezza né per vigoria,
Non per gran senno acquistâr tutto il stato,
Ma la natura sua, ch'è tanto bona,
Tirava ad obedirli ogni persona.
Perché l'un più che l'altro fu cortese,
E sempre l'acquistato hanno a donare;
Onde ogni terra e ciascadun paese
Di grazia gli veniva a dimandare.
E così subiugâr senza contese
Dallo Egitto al Morocco tutto il mare,
Ed infra terra quanto andar si puote
Verso il deserto, alle gente remote.
Morirno senza eredi e duo maggiori,
E solo Argante il regno tutto prese,
Che ebbe nel mondo trïonfali onori;
E di lui l'alta gesta poi discese,
Della casa Africana e gran segnori,
Che ferno a' Cristïan cotante offese,
E preser Spagna con grande arroganza,
Parte de Italia, e tempestarno in Franza.
Nacque di questo il possente Barbante,
Che in Spagna occiso fu da Carlo Mano;
E fu di questa gente re Agolante,
Di cui nacque il feroce re Troiano,
Qual in Bergogna col conte d'Anglante
Combattè e con duo altri sopra il piano,
Ciò fu don Chiaro e 'l bon Rugier vassallo:
Da lor fu morto, e certo con gran fallo.