Del re Troiano rimase un citello,
Sette anni avea quando fu il patre occiso:
Di persona fu grande e molto bello,
Ma di terribil guardo e crudel viso.
Costui fu de' Cristian proprio un flagello,
Sì come in questo libro io ve diviso.
State, segnori, ad ascoltarme un poco,
E vederiti il mondo in fiamma e in foco.
Vinti duo anni il giovanetto altiero
Ha già passati, ed ha nome Agramante,
Né in Africa si trova cavalliero
Che ardisca di guardarlo nel sembiante,
Fuor che un altro garzone, ancor più fiero,
Che vinti piedi è dal capo alle piante,
Di summo ardire e di possanza pieno;
Questo fu figlio del forte Ulïeno.
Ulïeno di Sarza, il fier gigante,
Fu patre a quel guerrier di cui ragiono,
Qual fu tanto feroce ed arrogante,
Che pose tutta Francia in abandono;
E dove il sol si pone e da levante
De l'alto suo valor odise il suono.
Or vo' contarvi, gente pellegrine,
Tutta la cosa dal principio al fine.
Fece Agramante a consiglio chiamare
Trentaduo re, che egli ha in obidïenzia;
In quattro mesi gli fie' radunare,
E fuor tutti davanti a sua presenzia.
Chi vi gionse per terra e chi per mare.
Non fu veduta mai tanta potenzia;
Trentadue teste, tutte coronate,
Biserta entrarno, in quella gran citate.
Era in quel tempo gran terra Biserta,
Che oggi è disfatta al litto alla marina,
Però che in questa guerra fu deserta:
Orlando la spianò con gran roina.
Or, come io dissi, alla campagna aperta
Fuor se accampò la gente saracina;
Dentro a la terra entrarno con gran festa
Trentaduo re con le corone in testa.
Eravi un gran castello imperïale,
Dove Agramante avea sua residenzia:
Il sol mai non ne vide uno altro tale,
Di più ricchezza e più magnificenzia.
A duo a duo montarno i re le scale,
Coperti a drappi d'ôr per eccellenzia;
Intrarno in sala, e ben fu loro aviso
Veder il celo aperto e il paradiso.
Lunga è la sala cinquecento passi,
E larga cento aponto per misura:
Il cel tutto avea d'oro a gran compassi,
Con smalti rossi e bianchi e di verdura.
Giù per le sponde zaffiri e ballassi
Adornavan nel muro ogni figura,
Però che ivi intagliata, con gran gloria,
Del re Alessandro vi è tutta la istoria.
Lì si vedea lo astrologo prudente,
Qual del suo regno se ne era fuggito,
Che una regina in forma de serpente
Avea gabbata, e preso il suo appetito.
Poi se vedeva apresso incontinente
Nato Alessandro, quel fanciullo ardito,
E come dentro ad una gran foresta
Prese un destrier che avea le corna in testa.
Buzifal avea nome quel ronzone:
Così scritto era in quella depintura;
Sopra vi era Alessandro in su l'arcione,
E già passato ha il mar senza paura.
Qui son battaglie e gran destruzïone:
Quel re di tutto il mondo non ha cura;
Dario gli venne incontra in quella guerra,
Con tanta gente che coprì ogni terra.
Alessandro il superbo l'asta abassa,
Pone a sconfitta tutta quella gente,
E più Dario non stima ed oltra passa;
Ma quel ritorna ancora più possente,
E di novo Alessandro lo fraccassa.
Poi se vedeva Basso il fraudolente,
Che a tradimento occide il suo segnore,
Ma ben lo paga il re di tanto errore.