Ma non già per cacciare, o stare a danza,
Né per festeggiar dame nei giardini,
Starà nel mondo nostra nominanza,
Ma cognosciuta fia da tamburini.
Dopo la morte sol fama ne avanza,
E veramente son color tapini
Che d'agrandirla sempre non han cura,
Perché sua vita poco tempo dura.

Né vi crediate che Alessandro il grande,
Qual fu principio della nostra gesta,
Per far conviti de ottime vivande
Vincesse il mondo, né per stare in festa.
Ora per tutto il suo nome si spande,
E la sua istoria, che è qui manifesta,
Mostra che al guadagnar d'onor si suda,
E sol s'acquista con la spada nuda.

Onde io vi prego, gente di valore,
Se di voi stessi aveti rimembranza,
E se cura vi tien del vostro onore,
S'io debbo aver di voi giamai speranza,
Se amati ponto me, vostro segnore,
Meco vi piaccia di passare in Franza,
E far la guerra contra al re Carlone
Per agrandir la legge di Macone. -

Più oltra non parlava il re nïente,
E la risposta tacito attendia.
Fu diverso parlar giù tra la gente,
Secondo che 'l parer ciascuno avia.
Tenuto era fra tutti il più prudente
Branzardo, quel vecchion, re di Bugia,
E, veggendo che ogni om solo a lui guarda,
Levasi al parlamento e più non tarda.

- Magnanimo segnor, - disse il vecchione,
- Tutte le cose de che se ha scïenzia,
O ver che son provate per ragione,
O per esempio, o per esperïenzia;
E così, rispondendo al tuo sermone,
Dapoi ch'io debbo dir la mia sentenzia,
Dirò che contra del re Carlo Mano
Il tuo passaggio fia dannoso e vano.

Ed evi a questo ragion manifesta.
Carlo potente al suo regno si serra,
Ed ha la gente antiqua di sua gesta,
Che sempre sono usati insieme a guerra;
Né, quando la battaglia è in più tempesta,
Lasciaria l'un compagno l'altro in terra;
Ma a te bisogna far tua gente nova,
Qual con l'usata perderà la prova.

Esempio ben di questo ci può dare
Il re Alessandro, tuo predecessore,
Che con gente canuta passò il mare,
Ma insieme usata con tanto valore.
Dario di Persia il venne a ritrovare,
E messe molta gente a gran romore:
Perché l'un l'altro non recognoscia,
Morta e sconfitta fu quella zinia.

La esperïenzia voria volentieri
Poterla dimostrare in altra gente
Che nella nostra, perché Caroggieri,
Qual del bisavol tuo fu discendente,
Passò in Italia con molti guerreri.
Tutti fôr morti con pena dolente:
Fu morto Almonte e Agolante il soprano,
E dopo tutti il tuo patre Troiano.

Sì che lascia per Dio! la mala impresa,
E frena l'ardir tuo con tempo e spaccio.
Dolce segnor, s'io te faccio contesa,
Sicuramente più de gli altri il faccio,
E d'ogni danno tuo troppo mi pesa,
Ché piccoletto t'ho portato in braccio;
E tanto più me stringe il tuo periglio,
Ch'io te ho come segnore e come figlio. -

Fu il re Branzardo a terra ingenocchiato,
Poi nel suo loco ritorna a sedere.
In piedi un altro vecchio fu levato,
Ch'è 'l re d'Algoco, ed ha molto sapere:
Nostro paese avea tutto cercato,
Però che fu mandato a provedere
Dal re Agolante ogni nostro confino,
Ed è costui nomato il re Sobrino.