- Segnor, - disse costui - la barba bianca,
Qual porto al viso, dà forse credenza
Che per vecchiezza l'animo mi manca;
Ma per Macon ti giuro e sua potenza,
Che, a bench'io senta la persona stanca,
De l'animo non sento differenza
Da quel ch'egli era nel tempo primiero,
Che andai a Rissa a ritrovar Rugiero.
Sì che non creder che per codardia
Il tuo passaggio voglio sconfortare,
Né per la tema della vita mia,
Che in ogni modo poco può durare.
Benché di piccol tempo e breve sia,
Spender la voglio sì come ti pare;
Ma, come quel che son tuo servo antico,
Quel che meglio mi par, conseglio e dico.
Sol per duo modi in Franza pôi passare:
Quei lochi ho tutti quanti già cercati.
L'uno è verso Acquamorta il dritto mare:
Partito serìa quel da disperati,
Ché, come in terra vogli dismontare,
Staranno al litto e Cristïani armati,
Tutti ordinati nel suo guarnimento:
Dece di lor varran de' nostri cento.
Par l'altro modo più convenïente,
Passando giù nel stretto al Zibeltaro:
Marsilio re di Spagna, il tuo parente,
Avrà questa tua impresa molto a caro,
E teco ne verrà con la sua gente,
Né avrà Cristianitate alcun riparo.
Così se dice, ma il mio core estima
Che più serà che fare al fin, che prima.
Nella Guascogna scenderemo al piano,
E quella gente poneremo al basso;
Ma qui ritrovaremo a Montealbano
Ranaldo il crudo, che diffende il passo.
Dio guardi ciascadun dalla sua mano!
Non si può contrastare a quel fraccasso;
Poi che l'avrai sconfitto e discacciato,
Ancor te assalirà da un altro lato.
Carlo verrà con tutta la sua corte:
Non è nel mondo gente più soprana.
Né stimar che sian dentro da le porte,
Ma sotto alle bandiere, in terra piana.
Verrà quel maladetto che è sì forte,
Che ha il bel corno d'Almonte e Durindana:
Non è riparo alcuno a sua battaglia,
Ché ciò che trova, con la spada taglia.
Cognosco Gano e cognosco il Danese,
Che fu pagano, e par proprio un gigante,
Re Salamone e Oliviero il marchese,
Ad uno ad un lor gente tutte quante.
Nui se trovamo seco alle contese,
Quando passò tuo avo, il re Agolante;
Io gli ho provati: possote acertare
Che 'l bon partito è de lasciargli stare. -
Parlò in tal forma quel vecchio canuto,
Quale io ve ho racontata, più né meno.
Il re de Sarza fu un giovane arguto:
Questo era il figlio del forte Ulïeno,
Maggiore assai del patre e più membruto.
Nullo altro fu d'ardir più colmo e pieno,
Ma fu superbo ed orgoglioso tanto,
Che disprezava il mondo tutto quanto.
Levossi in piede e disse: - In ciascun loco
Ove fiamma s'accende, un tempo dura
Piccola prima, e poi si fa gran foco;
Ma come viene al fin, sempre se oscura,
Mancando del suo lume a poco a poco.
E così fa l'umana creatura,
Che, poi che ha di sua età passato il verde,
La vista, il senno e l'animo si perde.
Questo ben chiar si vede nel presente
Per questi duo che adesso hanno parlato,
Perché ciascun di lor già for prudente,
Ora è di senno tutto abandonato,
Tanto che niega al nostro re potente
Quel che, pregando ancor, gli ha dimandato;
Così dà sempre ogni capo canuto
Più volentier consiglio che lo aiuto.