Or chi vedesse Rodamonte il grande
Levarsi allegro con la faccia balda,
- Segnor, - dicendo - il tuo nome si spande
In ogni loco dove il giorno scalda;
Ed io te giuro per tutte le bande
Tenir con teco la mia mente salda;
In celo e ne l'inferno il re Agramante
Seguirò sempre, o passarogli avante. -
Questo affirmava il re di Tremisona,
Sempre seguirlo per monte e per piano:
Alzirdo ha nome, ed ha franca persona.
Questo affirmava il forte re de Orano,
Che pur quello anno avea preso corona;
E 'l re de Arzila, levando la mano,
Promette a Macometto e giura forte
Seguire il suo segnor sino alla morte.
Che bisogna più dir? ché ciascun giura:
Beato chi mostrar si può più fiero!
Non vi si vede faccia di paura,
Ciascun minaccia con sembiante altiero.
Benché a quei vecchi par la cosa dura,
Pur ciascadun promette di legiero;
Ma il re di Garamanta, quel vecchione,
Comincia un'altra volta il suo sermone
- Segnor, - dicendo - io voglio anch'io morire
Poi che al tutto è disfatta nostra gente;
Teco in Europa ne voglio venire.
Saturno, che è segnor dello ascendente,
Ad ogni modo ci farà perire;
Sia quel che vôle, io non ne do nïente,
Ché in ogni modo ho tanti anni al gallone,
Che campar non puotria lunga stagione.
Ma ben ti prego per lo Dio divino,
Che al manco in questo me vogli ascoltare.
Ciò te dico da parte de Apollino,
Da poi che hai destinato di passare.
Nel regno tuo dimora un paladino,
Che di prodezza in terra non ha pare;
Come ho veduto per astrologia,
Il megliore omo è lui che al mondo sia.
Or te dice Apollino, alto segnore,
Che se con teco avrai questo barone,
In Francia acquistarai pregio ed onore,
E cacciarai più volte il re Carlone.
Se vuoi sapere il nome e il gran valore
Del cavalliero e la sua nazïone,
Sua matre del tuo patre fu sorella,
E fu nomata la Galacïella.
Questo barone è tuo fratel cugino,
Che ben provisto t'ha Macon soprano
De far che quel guerrier sia saracino,
Ché, quando fusse stato cristïano,
La nostra gente per ogni confino
Tutta a fraccasso avria mandato al piano.
Il patre di costui fu il bon Rugiero,
Fiore e corona de ogni cavalliero.
E la sua matre misera, dolente,
Da poi che fu tradito quel segnore,
E la città de Rissa in foco ardente
Fu ruïnata con molto furore,
Tornò la tapinella a nostra gente,
E parturì duo figli a gran dolore;
E l'un fu questo di cui t'ho parlato:
Rugier, sì come il patre, è nominato.
Nacque con esso ancora una citella,
Ch'io non l'ho vista, ma ha simiglianza
Al suo germano, e fior d'ogni altra bella,
Perché esso di beltate il sole avanza.
Morì nel parto alor Galacïella,
E' duo fanciulli vennero in possanza
D'un barbasore, il quale è nigromante,
Che è del tuo regno, ed ha nome Atalante.
Questo si sta nel monte di Carena,
E per incanto vi ha fatto un giardino,
Dove io non credo che mai se entri apena.
Colui, che è grande astrologo e indovino,
Cognobbe l'alta forza e la gran lena
Che dovea aver nel mondo quel fantino,
Però nutrito l'ha, con gran ragione,
Sol di medolle e nerbi di leone;