Tutto il cimier gli avea tagliato in testa
E rotto il scudo a quella zuffa dura;
Stracciata tutta avea la sopravesta,
Ma non puotea falsar quella armatura.
Intorno da ogni canto li tempesta:
Lei di suo tempestar nulla si cura;
Aspetta il tempo, e nel suo cor si spera
Finire a un colpo quella guerra fiera.

Tra loro il primo assalto era finito,
Ed era l'uno e l'altro retirato;
Un messagier nel viso sbigotito
Nel campo ariva ed è molto affannato.
Dove era Sacripante esso ne è gito,
E stando a lui davanti ingenocchiato,
Piangendo disse con grave sconforto:
- Male novelle del tuo regno porto.

Re Mandricardo, che fu de Agricane
Primo figliol e del suo regno erede,
Ha radunato le gente lontane
E nella Circassia già posto ha il piede,
E morto ha il tuo fratel con le sue mane.
Te solamente el tuo regno richiede;
Come ti veda nel campo scoperto
Re Mandricardo, fuggirà di certo.

Perché venne novella in quel paese
Della tua morte, e gran malenconia.
Quel re malvaso, come questo intese,
Passò nel regno con molta zenia;
Al fiume di Lovasi il ponte prese,
Ed arse la cità di Samachia;
Quivi Olibandro, il tuo franco germano,
Come io t'ho detto, occise di sua mano.

Poi tutto il regno come una facella
Mena a roina e mette a foco ardente;
E tu combatti per una donzella,
Né te muove pietà della tua gente,
Che sol te aspetta e sol di te favella,
E de altro aiuto non spera nïente.
La tua patria gentil per tutto fuma,
Il fer la strazia e il foco la consuma. -

Cangiosse il re gagliardo al viso altiero,
E lacrimava di dolore e de ira,
E rivoltava in più parte il pensiero;
Sdegno ed amore il petto gli martira.
L'uno a vendetta il muove de legiero,
L'altro a diffesa di sua dama il tira;
Al fin, voltando il core ad ogni guisa,
Ripone il brando e va nanti a Marfisa.

A lei raconta la cosa dolente
Che questo messagier gli ha riportata,
E la destruzïon della sua gente,
Contra a ragione a tal modo menata;
Onde la prega ben piatosamente,
Quanto giamai potesse esser pregata,
Con dolce parolette e bel sermone,
Che indi se parta e lasci quel girone.

Marfisa li comincia a proferire
Tutta sua gente e la propria persona;
Ma de volerse quindi dipartire
Non vôl ch'altri, né lui mai ne ragiona:
Sin che non veda Angelica perire,
Quella impresa giamai non abandona.
Adunque mal d'acordo più che prima,
Ciascun de l'ira più salisce in cima.

E cominciarno assalto orrendo e fiero
Più che mai fosse stato ancor quel giorno.
Re Sacripante ha quel presto destriero,
A modo usato le volava intorno,
E ben comprende lui che di legiero
Potrebbe aver di tal zuffa gran scorno;
Ché, se molta ventura non l'aita,
Ad un sol colpo è sua guerra finita.

Ma de straccarla al tutto se destina
O ver morir per sua mala ventura,
E ferisce la dama a gran roina;
Ma non se attacca il brando a l'armatura,
E non se move la forte regina,
Come colei che tal cosa non cura.
E' mena colpi orrendi ad ambe mano,
Ma sempre falla e se affatica in vano.