E più parole non disse nïente,
Ma quindi se partì senza combiato.
In Sarza ne va il re che ha il core ardente,
E poco tempo vi fu dimorato,
Che alla città de Algier è con sua gente,
Per travargare il mar da l'altro lato.
Dipoi vi contarò del suo passaggio,
E la guerra che 'l fece e il gran dannaggio.

Li altri a Biserta sono al parlamento:
Diverse cose se hanno a ragionare.
Il re Agramante ha ripreso ardimento,
E vole ad ogni modo trapassare.
Ciascuno andar con esso è ben contento,
Purché Rugier si possi ritrovare;
Non si trovando, ogniom vi va dolente:
Il re Agramante anco esso a questo assente.

E nel consiglio fa promissïone,
Se alcun si trova che sia tanto ardito
Che a quella figlia del re Galafrone
Vada a levar l'annel che porta in dito,
Re lo farà di molte regïone,
E ricco di tesor troppo infinito.
Tutti han la cosa molto bene intesa,
Ma non se vanta alcun di tale impresa.

Il re de Fiessa, che è tutto canuto,
Disse: - Segnor, io voglio un poco uscire,
E spero che Macon mi doni aiuto:
Un mio servente ti vuo' fare odire. -
Già lungo tempo non fu ritenuto,
E fece un ribaldello entro venire,
Che altri sì presto non fu mai di mano;
Brunello ha nome quel ladro soprano.

Egli è ben piccioletto di persona,
Ma di malicia a meraviglia pieno,
E sempre in calmo e per zergo ragiona:
Lungo è da cinque palmi, o poco meno,
E la sua voce par corno che suona;
Nel dire e nel robbare è senza freno.
Va sol di notte, e il dì non è veduto,
Curti ha i capelli, ed è negro e ricciuto.

Come fu dentro, vidde zoie tante
E tante lame d'ôr, come io contai;
Ben se augura in suo core esser gigante
Per poter via di quel portare assai.
Poi che fu gionto al tribunale avante,
Disse: - Segnore, io non posserò mai,
Sin che con l'arte, inganni, o con ingegno
Io non acquisti il promettuto regno.

Lo annello io l'averò ben senza errore,
E presto il portaraggio in tua masone;
Ma ben ti prego che in cosa maggiore
Ti piaccia poi di me far parangone.
Tuor la luna dal cel giù mi dà il core,
E robbare al demonio il suo forcone,
E per sprezar la gente cristïana
Robberò il Papa e 'l suon de la campana. -

Il re se meraviglia ne la mente
Veggendo un piccolin tanto sicuro;
Lui ne va per dormire incontinente,
Che poi gli piace de vegiare al scuro.
Non se ne avide alcun di quella gente
Che molte zoie dispiccò del muro.
Ben se lamenta di sua poca lena;
Tante ne ha adosso, che le porta apena.

Tutto il consiglio fu da poi lasciato,
E fu finito il lungo parlamento;
Ciascun nella sua terra è ritornato
Per adoprarsi a l'alto guarnimento.
Quel re cortese avea tanto donato,
Che ciascadun de lui ne va contento;
E zoie e vasi d'oro, arme e destrieri
Donava, e a tutti cani e sparavieri.

Ogni om zoioso se parte cantando,
Coperti a veste de arïento e d'oro.
Lasciogli gire e torno al conte Orlando,
Lo qual lasciai con pena e con martoro
Per la campagna ai piedi caminando,
Poiché ha perduto il destrier Brigliadoro.
Lamentase di sé quel sire ardito,
Poi che si trova a tal modo schernito,