Dicendo: "Quella dama io dispiccai
Di tanta pena e della morte ria,
E lei poi m'ha condutto in questi guai
Ed hamme usato tanta scortesia.
Sia maledetto chi se fida mai
Per tutto il mondo in femina che sia!
Tutte son false a sostenir la prova:
Una è leale, e mai non se ritrova."

La bocca se percosse con la mano,
Poi che ebbe detto questo, il sire ardito,
A sé dicendo: "Cavallier villano,
Chi te fa ragionare a tal partito?
Eti scordato adunque il viso umano
Di quella che d'amor te ha il cor ferito?
Ché per lei sola e per la sua bontate
L'altre son degne d'esser tutte amate."

Così dicendo vede di lontano
Bandiere e lancie dritte con pennoni;
Ver lui van quella gente per il piano,
Parte sono a destrier, parte pedoni.
Davanti a gli altri mena il capitano
Duo cavallieri a guisa de prigioni,
Di ferro catenati ambe le braccia.
Ben presto il conte li cognobbe in faccia;

Perché l'uno è Grifon, l'altro Aquilante,
Che son condotti a morte da costoro.
Una donzella, poco a quei davante,
Era legata sopra a Brigliadoro.
Pallida in viso e trista nel sembiante,
Condutta è con questi altri al rio martoro:
Orrigille è la dama, quella trista.
Ben lei cognobbe il conte in prima vista;

Ma nol dimostra, e va tra quella gente,
E chiede di tal cosa la cagione.
Un che avea la barbuta ruginente
E cinto bene al dosso un pancirone,
Disse: - Condutti son questi al serpente
Il qual divora tutte le persone
Che arrivan forastiere in quel paese,
Dove fôr questi ed altre gente prese.

Questo è il regno de Orgagna, se nol sai,
E sei presso al giardin de Fallerina.
Cosa più strana al mondo non fu mai:
Fatto l'ha per incanto la regina;
E tu securo in queste parte vai?
Ma serai preso con molta roina
E dato al drago, come gli altri sono,
Se presto non te fuggi in abandono. -

Molto fu alegro alora il paladino,
Poi che cognobbe in questo ragionare
Che egli era pervenuto a quel giardino,
Qual convenia per forza conquistare.
Ma quel bravel, che ha viso di mastino,
Disse: - Ancor, paccio, stai ad aspettare?
Come qui t'abbia il capitano scorto,
Incontinente serai preso e morto. -

Finito non avea questo sermone,
Che 'l capitano, che l'ebbe veduto,
Gridò: - Pigliàti presto quel bricone,
Che in soa mala ventura è qui venuto.
Adrieto il menarete alla pregione,
Poi che 'l drago per oggi fia pasciuto
De questi tre che or ne vanno alla morte:
Domane ad esso toccarà la sorte. -

Ciascun presto pigliarlo se procura:
Tutta se mosse la gente villana.
Il conte, che de lor poco se cura,
Imbracciò il scudo e trasse Durindana.
Adosso li venian senza paura,
Ché non sapean sua forza sì soprana;
Ciascun s'affretta ben d'esservi in prima,
Perché aver l'arme del guerrier se stima.

Ma presto fe' cognoscer quel ch'egli era,
Come fo gionto con seco alla prova,
Tagliando questo e quello in tal maniera,
Che dove è un pezzo, l'altro non si trova.
Un grande, che portava la bandiera:
- Saldo! - diceva - e non sia che si mova.
Saldo, brigata! - a gran voce cridava;
Ma lui di dietro e ben largo si stava.