Per questo suo cridare alcun non resta,
A furia tutti quanti se ne vano;
Orlando è sempre in mezo a gran tempesta,
E gambe, e teste, e braccie manda al piano.
Gionse a quel grande, e dàgli in su la testa
Un grave colpo col brando a due mano.
Tutto lo fende insino alla cintura:
Non domandar se gli altri avean paura.
Il capitano fo il primo a fuggire,
Perché degli altri avea meglior ronzone,
E fuggendo al compagno prese a dire:
- Questo è colui che occise Rubicone,
E tutti quanti ce farà morire,
Se Dio non ce dà aiuto ed il sperone.
Tristo colui che in quel brando s'abatte!
Gli omini e l'arme taglia come un latte. -
Fu Rubicone da Ranaldo occiso;
Non so, segnor, se più vi ricordati,
Che fu a traverso de un colpo diviso,
Quando Iroldo e Prasildo fôr campati.
Or questo capitano ha preso aviso,
Mirando quei gran colpi smisurati,
Che quello una altra volta sia tornato;
Sempre, fuggendo, pargli averlo a lato.
Ma il conte Orlando non lo seguitava,
Poi che sconfitta quella gente vede.
- Via! Via, canaglia! - dietro li cridava;
E poi tornava, sì come era, a piede
Verso e pregioni. Ciascun lacrimava,
Né apena esser campato alcun se crede.
Ma la donzella, che cognobbe il conte,
Morta divenne ed abassò la fronte.
Bella era, come io dissi, oltre misura,
Ed a beltate ogni cosa risponde,
Sì che ancor la vergogna e la paura
La grazia del suo viso non asconde.
Veggendo il conte sua bella figura,
Dentro nel spirto tutto se confonde;
Né iniuria se ramenta né l'inganno,
Ma sol gli dôl che lei ne prende affanno.
Or che bisogna dir? Tanto gli piace,
Che prima che i nepoti la disciolse;
Ma lei, ch'è tutta perfida e fallace,
Come sapea ben fare, il tempo colse;
Piangendo ingenocchion chiedea la pace.
Il conte sostenir questo non volse
Che ella più stesse in quel dolente caso,
Ma rilevolla e fie' pace de un baso.
In questa forma repacificati,
Il conte rimontò nel suo ronzone,
Da poi quei duo guerreri ha desligati.
La dama sol tenìa gli occhi a Grifone,
Ché già se erano insieme inamorati
Nel tempo che fôr messi alla prigione;
Né mancato era a l'uno o l'altro il foco,
Ben che sian stati in separato loco.
E non doveti avere a meraviglia
Se, più che 'l conte lei Grifone amava;
Però che Orlando avea folte le ciglia,
E d'un de gli occhi alquanto stralunava.
Grifon la faccia avea bianca e vermiglia,
Né pel di barba, o poco ne mostrava;
Maggiore è bene Orlando e più robusto,
Ma a quella dama non andava al gusto.
Sempre gli occhi a Grifon la dama tiene,
E lui guardava lei con molto affetto,
Con sembianze piatose e d'amor piene;
Con sospir caldi da lei fende il petto;
E sì scoperta questa cosa viene,
Che Orlando incontinente ebbe sospetto;
E, per non vi tenire in più sermoni,
Il conte diè licenzia a quei baroni,
Dicendo che quel giorno convenia
Condurre a fine un fatto smisurato,
Dove non ha bisogno compagnia,
Perché fornirlo solo avea giurato.
Che bisogna più dir? Lor ne van via;
E già non si partîr senza combiato,
E da tre volte in sù, senza fallire,
Il conte li ricorda il dipartire.