Orlando giù dismonta della sella,
Poi che è Grifon partito ed Aquilante,
E con la dama sol d'amor favella,
Benché fosse mal scorto e sozzo amante.
Eccoti alora ariva una donzella
Sopra d'un palafren bianco ed amblante.
Poi che ebbe l'uno e l'altro salutato,
Verso del conte disse: - Ahi sventurato!
Disventurato! - disse - qual destino
Te ha mai condutto a sì malvaggia sorte?
Non sai tu che de Orgagna è qui il giardino,
Né sei due miglia longe dalle porte?
Fugge presto, per Dio! fugge, meschino,
Ché tu sei tanto presso dalla morte,
Quanto sei presso a l'incantato muro;
E tu qua zanzi e stai come sicuro! -
Il conte a lei rispose sorridendo:
- Voglioti sempre assai ringrazïare,
Perché, al dir che me fai, chiaro comprendo
Che a te dispiace il mio pericolare;
Ma sappi che fuggirme io non intendo,
Ché dentro a quel giardino io voglio intrare.
Amor, che ivi mi manda, me assicura
Di trare al fine tanta alta aventura.
Se mi puoi dar consiglio, o vero aiuto,
Come aggia in cotal cosa fare, o dire,
Estremamente ti serò tenuto.
Quel che abbia a fare, io non posso sentire,
Ché omo non trovo che l'abbia veduto,
Né che me dica dove io debba gire;
Sì che per cortesia ti vo' pregare
Che me consigli quel ch'io debba fare. -
La damigella, ch'era grazïosa,
Smontò nel prato il bianco palafreno,
Ed a lui ricontò tutta la cosa,
Ciò che dovea trovar, né più, né meno.
Questa aventura fu maravigliosa,
Come io vi contarò ben tutto apieno
Nel canto che vien dietro, se a Dio piace;
Bella brigata, rimanete in pace.
Canto quarto
Luce de gli occhi miei, spirto del core,
Per cui cantar suolea sì dolcemente
Rime legiadre e bei versi d'amore,
Spirami aiuto alla istoria presente.
Tu sola al canto mio facesti onore,
Quando di te parlai primeramente,
Perché a qualunche che di te ragiona,
Amor la voce e l'intelletto dona.
Amor primo trovò le rime e' versi,
I suoni, i canti ed ogni melodia;
E genti istrane e populi dispersi
Congionse Amore in dolce compagnia.
Il diletto e il piacer serian sumersi,
Dove Amor non avesse signoria;
Odio crudele e dispietata guerra,
Se Amor non fusse, avrian tutta la terra.
Lui pone l'avarizia e l'ira in bando,
E il core accresce alle animose imprese,
Né tante prove più mai fece Orlando,
Quante nel tempo che de amor se accese.
Di lui vi ragionava alora quando
Con quella dama nel prato discese;
Or questa cosa vi voglio seguire,
Per dar diletto a cui piace de odire.
La dama, che col conte era smontata,
Gli dicea: - Cavalliero, in fede mia,
Se non che messagiera io son mandata,
Dentro a questo giardin teco verria;
Ma non posso indugiare una giornata
Del mio camino, ed è lunga la via.
Or quel ch'io te vo' dire, intendi bene:
Esser gagliardo e saggio ti conviene.