Se non vôi esser di quel drago pasto,
Che d'altra gente ha consumata assai,
Convienti di tre giorni esser ben casto,
Né camparesti in altro modo mai.
Questo dragone fia il primo contrasto
Che alla primiera entrata trovarai:
Un libro ti darò, dove è depinto
Tutto 'l giardino e ciò ch'è dentro al cinto. -

Il dragone che gli omini divora,
E l'altre cose tutte quante dice,
E descrive il palagio ove dimora
Quella regina, brutta incantatrice.
Ier entrò dentro e dimoravi ancora,
Perché con succo de erbe e de radice
E con incanti fabrica una spata
Che tagliar possa ogni cosa affatata.

In questo non lavora se non quando
Volta la luna e che tutto se oscura.
- Or te vo' dir perché ha fatto quel brando
E pone al temperarlo tanta cura.
In Ponente è un baron, che ha nome Orlando,
Che per sua forza al mondo fa paura:
La incantatrice trova per destino
Che costui desertar debbe il giardino.

Come se dice, egli è tutto fatato
In ogni canto, e non si può ferire,
E con molti guerreri è già provato,
E tutti quanti gli ha fatto morire;
Perciò la dama il brando ha fabricato,
Perché il baron che io ho detto, abbia a perire,
Benché lei dica che pur sa di certo
Che il suo giardin da lui serà deserto.

Ma quel che più bisogna avea scordato,
E speso ho il tempo con tante parole.
Non se può entrare in quel loco incantato
Se non aponto quando leva il sole.
Poi ch'io son quivi, è bon tempo passato:
Più teco star non posso, e me ne dole.
Or piglia il libro e ponevi ben cura:
Iddio te aiuti e doneti ventura. -

Così dicendo gli dà il libro in mano,
E da lui tol combiato la fantina;
Ben la ringrazia il cavallier soprano:
Lei monta il palafreno e via camina.
Va passeggiando il conte per il piano,
Poi che indugiar conviene alla mattina;
Ben gli rincresce il gioco che gli è guasto
Ch'esser conviene a quella impresa casto:

Perché Origille, quella damigella
Che avea campata, seco dimorava.
Amore e gran desio dentro il martella,
Ma pur indugïar deliberava.
La luna era nel celo ed ogni stella,
Il conte sopra a l'erba si posava,
Col scudo sotto il capo e tutto armato;
La damigella a lui stava da lato.

Dormiva Orlando, e sornacchiava forte
Senz'altra cura il franco cavalliero;
Ma quella dama, che è di mala sorte
Ed a seguir Grifone avea il pensiero,
Fra sé deliberò dargli la morte;
E, rivolgendo ciò l'animo fiero,
Vien pianamente a lui se approssimando,
E via dal fianco gli distacca il brando.

Tutto è coperto il conte d'armatura:
Non sa la dama il partito pigliare,
Né de ferirlo ponto se assicura,
Onde destina di lasciarlo stare.
Lei prende Brigliadoro alla pastura,
E prestamente su vi ebbe a montare,
E via camina e quindi s'alontana,
E porta seco il brando Durindana.

Orlando fu svegliato al matutino,
E del brando s'accorse e del ronzone.
Pensati se de questo fu tapino,
Che 'l credette morir di passïone;
Ma in ogni modo entrar vôle al giardino:
E bench'egli abbia perduto il ronzone
E il brando di valor tanto infinito,
Non se spaventa il cavalliero ardito.