Ma prima ancor che se possa arivare
A quella porta, che è tutta d'argento,
Per quella serrata, vi è molto che fare,
E bisognavi astuzia e sentimento.
Ma il conte a questo non stette a pensare,
Come colui che avea molto ardimento,
Seco dicendo a sua mente animosa:
"Chi può durare, al fin vince ogni cosa."

Così fra sé parlando il camin prese
Giù per la costa verso tramontana,
E vide, come al campo giù discese,
Una valle fiorita e tutta piana,
Ove tavole bianche eran distese,
Tutte apparate intorno alla fontana;
Con ricche coppe d'oro in ogni banda
Eran coperti de ottima vivanda.

Né quanto intorno se puote mirare,
Disotto al piano e di sopra nel monte,
Non vi è persona che possi guardare
Quella ricchezza che è intorno alla fonte;
E le vivande se vedean fumare.
Gran voglia di mangiare aveva il conte;
Ma prima il libracciol trasse del petto,
E, quel leggendo, prese alto sospetto.

Guardando quel libretto, il paladino
Vide la cosa sì pericolosa.
Di là dal fonte è un boschetto di spino,
Tutto fiorito di vermiglia rosa,
Verde e fronzuto; e dentro al suo confino
Una Fauna crudel vi sta nascosa:
Viso di dama e petto e braccia avia,
Ma tutto il resto d'una serpe ria.

Questa teneva una catena al braccio,
Che nascosa venìa tra l'erba e' fiori,
E facea intorno a quella fonte un laccio,
Acciò, se alcun, tirato da li odori,
Intrasse alla fontana dentro al spaccio,
Fosse pigliato con gravi dolori;
Essa, tirando poi quella catena,
A suo mal grado nel boschetto il mena.

Orlando dalla fonte si guardava,
E verso il verde bosco prese a gire.
Come la Fauna di questo si addava,
Uscì cridando e posesi a fuggire;
Per l'erba, come biscia, sdrucellava,
Ma presto il conte la fece morire
De un colpo solo e senza altra contesa,
Ché quella bestia non facea diffesa.

Poi che la Fauna fu nel prato morta,
Ver tramontana via camina il conte,
E poco longi vide la gran porta,
Che avea davanti sopra un fiume un ponte.
Su vi sta quel che ha tanta gente morta,
Col scudo in braccio e con l'elmo alla fronte;
Par che minacci con sembianza cruda,
Armato è tutto ed ha la spada nuda.

Orlando se avicina a quel gigante,
Né de cotal battaglia dubitava,
Perché in sua vita ne avea fatto tante,
Che poca cura di questa si dava.
Quello omo smisurato venne avante,
Ed un gran colpo de spata menava.
Schifollo il conte e trassese da lato,
E quel ferisce col brando affatato.

Gionse al gigante sopra del gallone,
Non lo diffese né piastra né maglia,
Ma, fraccassando sbergo e pancirone,
Insino a l'altra coscia tutto il taglia.
Ora se allegra il figlio di Melone,
Credendo aver finita ogni battaglia,
E prese de l'uscir molto conforto,
Poi che vide il gigante a terra morto.

Quello era morto, e 'l sangue fuora usciva,
Tanto che ne era pien tutto quel loco;
Ma, come fuor del ponte in terra ariva,
Intorno ad esso s'accendeva un foco.
Crescendo ad alto quella fiamma viva
Formava un gran gigante a poco a poco;
Questo era armato e in vista furibondo,
E dopo il primo ancor nascìa il secondo.