Benché a ciò fare vi stesse buon spaccio,
Perché l'altro gigante lo anoiava;
Ma a suo mal grado uscì di quello impaccio,
Ed ancora esso per forza atterrava;
Come l'altro il legò proprio a quel laccio.
Ora la porta più non se serrava,
E puote Orlando a suo diletto uscire;
Quel che poi fece, tornati ad odire.

Perché se dice che ogni bel cantare
Sempre rincresce quando troppo dura,
Ed io diletto a tutti vi vo' dare
Tanto che basta, e non fuor di misura;
Ma se verreti ancora ad ascoltare,
Racontarovi di questa ventura
Che aveti odita, tutto quanto il fine,
Ed altre istorie belle e pellegrine.

Canto quinto

Vita zoiosa, e non finisca mai,
A voi che con diletto me ascoltati.
Segnori, io contarò dove io lasciai,
Poi che ad odire sete ritornati,
Sì come Orlando con fatica assai
Quei duo giganti al ponte avea legati.
Vinto ha ogni cosa il franco paladino,
Ed a sua posta uscir può del giardino.

Ma lui tra sé pensava nel suo core
Che se a quel modo fuora se n'andava,
Non era ben compito de l'onore,
Né satisfatto a quella che 'l mandava;
Ed era ancora al mondo un grande errore,
Se quel giardino in tal forma durava,
Ché dame e cavallier d'ogni contrate
Vi erano occisi con gran crudeltate.

Però si pose il barone a pensare
Se in alcun modo, o per qualche maniera
QuesQo verzier potesse disertare;
Così la lode e la vittoria intiera
Ben drittamente acquistata gli pare,
Poi che l'usanza dispietata e fiera
Che struggea tante gente pellegrine,
Per sua virtute sia condutta a fine.

Legge il libretto, e vede che una pianta
Ha quel giardino in mezzo al tenimento,
A cui se un ramo de cima se schianta,
Sparisce quel verziero in un momento;
Ma di salirvi alcun mai non si vanta,
Che non guadagni morte o rio tormento.
Orlando, che non sa che sia paura,
Destina de compir questa ventura.

Ritorna adietro per una vallata,
Che proprio ariva sopra al bel palaggio
Ove la dama prima avea trovata,
Che mirandosi al brando stava ad aggio;
E lui lì presso la lasciò legata,
Come sentesti, a quel tronco di faggiog
Così la ritrovò legata ancora:
Ivi la lascia e non vi fa dimora.

De gionger alla pianta avea gran fretta;
Ed ecco in mezo di quella pianura
Ebbe veduta quella rama eletta,
Bella da riguardare oltra misura.
D'arco de Turco non esce saetta
Che potesse salire a quella altura;
Salendo e rami ad alto e' fa gran spaccio,
Né volta il tronco alla radice un braccio.

Non è più grosso, ed ha li rami intorno
Lunghi e sotili, ed ha verde le fronde;
Quelle getta e rinova in ciascun giorno,
E dentro spine acute vi nasconde.
Di vaghe pome d'oro è tutto adorno;
Queste son grave e lucide e rotonde,
E son sospese a un ramo piccolino:
Grande è il periglio ad esser lì vicino.