Fatto era questo per trovar Rugiero,
Che era nascoso al monte di Carena,
E però questo ladro tanto fiero
Vien con tal fretta e tal tempesta mena.
Sopra a quel sasso n'andava legiero,
Che non vi avria salito un ragno a pena,
Però che quel castello in ogni lato
A piombo, come muro, era tagliato.

E sol da un canto vi era la salita,
Tutta tagliata a botta di piccone,
E sol da questa è la intrata e la uscita,
Dove alla guarda stan molte persone;
Ma verso il fiume è la pietra polita,
Né di guardarvi fasse menzïone,
Però che con ingegno né con scale,
Né se vi può salir, se non con l'ale.

Brunello è d'araparsi sì maestro,
Che su ne andava come per un laccio;
Tutta quella alta ripa destro destro
Montava, e gionse al muro in poco spaccio.
A quello ancor se attacca il mal cavestro,
Menando ambi dui piedi e ciascun braccio
Come egli andasse per una acqua a nôto,
Né fu bisogno al suo periglio un voto;

Perché montava cotanto sicuro,
Come egli andasse per un prato erboso.
Poi che passato fu sopra del muro,
A guisa de una volpe andava ascoso;
E non credati che ciò fosse al scuro,
Anci era il giorno chiaro e luminoso;
Ma lui di qua e di là tanto si cella,
Che gionto fu dove era la donzella.

Sopra la porta quella dama gaglia
Si stava ascesa riguardando il piano,
E remirava attenta la battaglia
Che avea Marfisa con quel re soprano.
Gran gente intorno a lei facea serraglia:
Chi parla, e chi fa cenno con la mano,
Dicendo: - Ecco Marfisa il brando mena,
Re Sacripante la camparà apena. -

Altri diceva: - E' farà gran diffese
Contra quella crudele il buon guerrero,
Pur che non venga con seco alle prese,
E guardi che non pèra il suo destriero. -
A questo dire il ladro era palese,
Che alla notte aspettar non fa pensiero;
Tra quella gente se ne va Brunello
Tutto improviso, e prese quello annello.

E non l'arebbe la dama sentito,
Se non che sbigotì della sua faccia.
Lui con l'anel che gli ha tolto de dito,
Di fuggir prestamente si procaccia,
Correndo al sasso dove era salito.
Dietro tutta la gente è posta in caccia;
Ché Angelica piangendo se scapiglia
Cridando: - Ahimè tapina! piglia! piglia!

Piglia! piglia! - cridava - ahimè tapina!
Ché consumata son, s'el non è preso. -
Ciascun per agradire alla regina
A suo poter avrebbe il ladro offeso.
Lui passa il muro e salta la roina,
Per quella pietra se ne va sospeso,
E per la ripa va mutando il passo
Come per gradi, e gionge al fiume basso.

Né vi crediati che fusse confuso,
Benché quella acqua sia grossa e corrente:
Come un pesce a natare egli era aduso;
Entra nel fiume, e di lui par nïente.
Fuor de l'acqua teniva aponto il muso,
E pareva una rana veramente;
Quei del castel, guardando in ogni lato
E nol veggendo, il credeno affocato.

Angelica per questo se dispera,
E ben se batte il viso la meschina.
Brunello uscì dapoi della rivera,
Per la campagna via forte camina;
Gionse dove era la battaglia fiera
Tra il re circasso e la forte regina.
Ivi firmosse alquanto per mirare,
Ma l'uno e l'altro alor se vôl posare;