Gli altri fan voti con molte preghiere,
Ma lui minaccia al mondo e la natura,
E dice contra Dio parole altiere
Da spaventare ogni anima sicura.
Tre giorni con le notte tutte intiere
Sterno abattuti in tal disaventura,
Che non videro al cielo aria serena,
Ma instabil vento e pioggia con gran pena.

Al quarto giorno fu maggior periglio,
Ché stato tal fortuna ancor non era,
Perché una parte di quel gran naviglio
Condotta è sotto Monaco in rivera.
Quivi non vale aiuto né consiglio;
Il vento e la tempesta ognior più fiera
Ne l'aspra rocca e nel cavato sasso
Batte a traverso e legni a gran fracasso.

Oltra di questo tutti e paesani,
Che cognobber l'armata saracina,
Cridando: - Adosso! adosso a questi cani! -
Callarno tutti quanti alla marina,
E ne' navigli non molto lontani
Foco e gran pietre gettan con roina,
Dardi e sagette con pegola accesa;
Ma Rodamonte fa molta diffesa.

Nella sua nave alla prora davante
Sta quel superbo, e indosso ha l'armatura,
E sopra a lui piovean saette tante
E dardi e pietre grosse oltra a misura,
Che sol dal peso avrian morto un gigante;
Ma quel feroce, che è senza paura,
Vôl che 'l naviglio vada, o male o bene,
A dare in terra con le vele piene.

Aveano e suoi di lui tanto spavento,
Che ciascaduno a gran furia se mosse,
Ed ogni nave al suo comandamento
Sopra alla spiagia alla prora percosse.
Traeva Mezodì terribil vento
Con spessa pioggia e con grandine grosse;
Altro non se ode che nave strusire
Ed alti cridi e pianti da morire.

Di qua di là per l'acqua quei pagani
Con l'arme indosso son per anegare,
E gettan frezze e dardi in colpi vani;
Mai non li lascia quella unda fermare.
In terra stanno armati e paesani,
Né li concedon ponto a vicinare,
E di Monico uscì, che più non tarda,
Conte Arcimbaldo e la gente lombarda.

Questo Arcimbaldo è conte di Cremona,
E del re Desiderio egli era figlio;
Gagliardo a meraviglia di persona,
Scaltrito, e della guerra ha bon consiglio.
Costui la rocca a Monico abandona
Sopra un destrier coperto di vermiglio,
E con gran gente calla alla riviera,
Ove apizzata è la battaglia fiera.

A Monico il suo patre l'ha mandato,
Ch'è sopra alle confine di Provenza,
Perché intenda le cose in ogni lato,
E dàlli avviso in ciascuna occorrenza.
Il re dentro a Savona era fermato,
Dov'ha condutta tutta sua potenza
Con bella gente per terra e per mare,
Ché ad Agramante il passo vôl vetare.

Ora Arcimbaldo con molti guerrieri,
Come io vi dico, sopra al mar discese,
E fie' tre schiere de' suoi cavallieri,
E sopra al litto aperto le distese.
Esso con soi pedoni e ballestrieri
Andò in soccorso a questi del paese,
Dove è battaglia orribile e diversa,
Benché l'armata sia rotta e somersa.

Ché Rodamonte, orrenda creatura,
Fa più lui sol che tutta l'altra gente;
Egli è ne l'acqua fino alla centura,
Adosso ha dardi e sassi e foco ardente.
Ciascaduno ha di lui tanta paura,
Che non se gli avicina per nïente,
Ma da largo cridando con gran voce
Con lancie e frizze quanto può li nôce.