Esso rassembra in mezo al mar un scoglio,
E con gran passo alla terra ne viene,
E per molta superbia e per orgoglio
Dove è più dirupato il camin tiene.
Or, bei Segnori, io già non vi distoglio
Ch'e Cristïan non se adoprassen bene;
Ma non vi fo remedio a quella guerra:
Al lor dispetto lui discese in terra.

Dietro vi viene di sua gente molta,
Che da le nave e da i legni spezzati
Mezo somersa insieme era ricolta,
A benché molti ne erano affondati,
Ché non ne campò il terzo a questa volta;
E questi che alla terra eno arivati,
Son sbalorditi sì dalla fortuna,
Che non san s'egli è giorno o notte bruna.

Ma tanto è forte il figlio de Ulïeno,
Che tutta la sua gente tien diffesa,
Come fu gionto asciutto nel terreno,
E comincia dapresso la contesa;
Tra' Cristïan facea né più né meno
Che faccia il foco nella paglia accesa,
Con colpi sì terribili e diversi
Che in poco d'ora quei pedon dispersi.

In quel tempo Arcimbaldo era tornato,
Per condur sopra al litto e cavallieri,
E giù callava in ordine avisato,
Come colui che sa questi mestieri.
Ogni penone al vento è dispiegato,
Di qua di là se alciarno e cridi fieri;
Il conte di Cremona avanti passa,
Ver Rodamonte la sua lancia abassa.

Fermo in due piedi aspetta lo Africante;
Arcimbaldo lo giunse a mezo il scudo,
E non lo mosse ove tenìa le piante,
Benché fu il colpo smisurato e crudo;
Ma il Saracin, che ha forza de gigante,
E teneva a due mane il brando nudo,
Ferisce lui d'un colpo sì diverso,
Che tagliò tutto il scudo per traverso.

Né ancor per questo il brando se arrestava,
Benché abbia quel gran scudo dissipato,
Ma piastra e maglia alla terra menava,
E fecegli gran piaga nel costato.
Certo Arcimbaldo alla terra n'andava,
Se non che da sua gente fu aiutato,
E fu portato a Monico alla rocca,
Come se dice con la morte in bocca.

Tutti quei paesani e ogni pedone
Fôr da' barbari occisi in su l'arena,
Che eran sei miglia e seicento persone:
Non ne campâr quarantacinque apena.
Li cavallier fuggîr tutti al girone:
Non dimandar s'ogniom le gambe mena;
Ma se quei saracini avean destrieri,
Perian con gli altri insieme e cavallieri.

Sino al castel fu a lor data la caccia,
Poi giù callarno quei pagani al mare,
Il quale era tornato ora a bonaccia:
Qua Rodamonte li fece aloggiare.
Ciascun de aver la robba se procaccia
Che somersa da l'onde al litto appare;
Tavole e casse ed ogni guarnimento
Sopra a quella acqua va gettando il vento.

Fôr le sue nave intra grosse e minute
Che se partîr de Algier cento novanta;
Meglio guarnite mai non fôr vedute
Di bella gente e vittuaglia tanta;
Ma più che le due parte eran perdute,
Né se atrovarno a Monico sessanta;
E queste più non son da pace o guerra,
Ché 'l più de loro avean percosso in terra.

Morti eran tutti quanti e lor destrieri,
E perduta ogni robba e vittuaglia;
Rodamonte al tornar non fa pensieri,
Né stima tutto il danno una vil paglia.
Va confortando intorno e suoi guerreri
Dicendo: - Compagnoni, or non vi incaglia
Di quel che tolto ce ha fortuna o mare,
Ché per un perso, mille io vi vuo' dare.