Ma in questo loco è la battaglia zanza,
Dico a rispetto de l'altra vicina,
Dove contra ai baron che eran di Franza
Combatte Rodamonte a gran roina.
Costui ben certo di prodezza avanza
Quanta fôr mai di gente saracina;
In guerra non fu mai tanto fraccasso,
Però contar lo voglio a passo a passo.
Il duca Naimo, che è saggio e prudente,
Come vede e nemici alla pianura,
Fermò sopra del monte la sua gente,
E divisela in terzo per misura.
La schiera che venìa primeramente,
Fu Bradiamante, ch'è senza paura;
La figliola de Amon, quella rubesta,
Venìa spronando con la lancia a resta.
E seco al paro il conte de Lorena,
Ciò fu Ansuardo, de battaglia esperto,
Che giù callando gran tempesta mena,
E 'l conte de Asti, quel franco Roberto.
Questa è la prima schiera, che è ben piena:
Sedeci millia e più son per il certo.
Poi mosse la seconda con gran crido,
Sotto il duca Americo e il duca Guido.
L'un di Savoia e l'altro è di Bergogna,
Ciascadun d'essi ha più franca persona.
Contarvi e capitani mi bisogna:
Con loro è gionto Bovo di Dozona;
Per fare a' Saracini onta e vergogna,
Questa schiera seconda s'abandona;
La terza guida Naimo il bon vecchione,
E Avorio e Avino e Belengiero e Ottone.
Il padre e' quatro figli a questa schiera
Son posti di quel campo al retroguardo,
Con tutta la sua gente di Baviera.
Ora tornamo al saracin gagliardo,
Che non avea stendardo né bandiera,
Ma tutto solo a mover non fu tardo
Contra alla gente che il monte discende;
Solo ed a piede la battaglia prende.
Piacciavi, bei segnor, di ritornare
Ad ascoltar la zuffa che io vo' dire,
Ché se mai prove odesti racontare
E colpi orrendi e diverso ferire,
E gente rotte a terra trabuccare,
Tutto è nïente a quel ch'io vo' seguire.
Nel fin del canto tornerò ad Orlando:
Adio, segnori; a voi mi racomando.
Canto settimo
Non fu, signor, contato più giamai
Battaglia sì diversa e tanto orribile,
Perché, come di sopra io vi contai,
Rodamonte di Sarza, quel terribile,
Contra de Naimo, che avea gente assai,
Solo è afrontato, che è cosa incredibile;
Ma Turpin, che dal ver non se diparte,
Per fatto certo il scrisse alle sue carte.
Né so se 'l fu piacer del celo eterno
Donar tanta prodezza ad un Pagano,
O se 'l demonio, uscito dell'inferno,
Combattesse per lui quel giorno al piano;
E' pose nostra gente in tal squaderno,
Che non fu data, al ricordare umano,
Cotal sconfitta a nostra gente santa,
Quale in quel giorno che il mio dir vi canta.
Tutte le schiere, come io ve ho contato,
Giù della costa son callate al basso;
Da l'altra parte Rodamonte armato
Ha fesa la battaglia a gran fraccasso.
La nostra gente come erba di prato
Taglia a traverso e manda morta al basso;
Pedoni e cavallier, debili e forti
L'un sopra a l'altro van spezzati e morti.