Perduto aveva il conte Brigliadoro,
Come sapiti, e insieme Durindana;
Or, così andando a piè ciascun de loro,
Gionsero un giorno sopra alla fiumana,
Ove la falsa Fata del Tesoro
Avea ordinata quella cosa strana,
Più strana e più crudel che avesse il mondo,
Perché il fior de' baroni andasse al fondo.

Fu profondato quivi il fio de Amone,
Come di sopra odesti raccontare,
E seco Iroldo e l'altro compagnone,
Che ancor mi fa pietate a ricordare;
Né dopo molto vi gionse Dudone,
Il qual venìa questi altri a ricercare,
Ché comandato li avea Carlo Mano
Che trovi Orlando e il sir de Montealbano.

Caminando il baron senza paura,
Cercato ha quasi il mondo tutto quanto;
E, come volse la mala ventura,
Gionse a quel lago fatto per incanto,
Ove Aridano, orrenda creatura,
Cotanta gente avea condutta in pianto,
Perché ogni cavalliero e damigella
Getta nel lago la persona fella.

Così fu preso e nel lago gettato
Dudone il franco, e non vi ebbe diffesa,
Perché Aridano in tal modo è fatato,
Che ciascadun che avea seco contesa,
Sei volte era di forza superchiato,
Onde veniva ogni persona presa;
Perché, se alcun baron ha ben possanza,
E lui sei tanta di poter lo avanza.

Tanta fortezza avea quel disperato
Che, come spesso se potea vedere,
Natava per quel lago tutto armato,
E tornava dal fondo a suo piacere;
E quando alcuno avesse profondato,
Giù se callava senz'altro temere,
E poi, notando per quella acqua scura,
Di lor portava a soma l'armatura.

E tanto era superbo ed arrogante,
Che delle gente occise e da lui prese
L'arme che avea spogliate tutte quante
A sé d'intorno le tenea suspese;
Ma a tutte l'altre se vedea davante,
Sopra a un cipresso bene alto e palese,
La sopravesta e l'arme de Ranaldo,
Che avea spogliato il saracin ribaldo.

Or, come io dissi, in su questa riviera
Ne gionge il conte caminando a piede,
E Falerina sempre a canto gli era;
Ma quando quella dama il ponte vede,
Tutta se turba e cangia ne la ciera,
Biastemando Macone e chi li crede;
Poi dice: - Cavallier, con duol amaro
Tutti siam morti, e più non c'è riparo.

Questo voluto ha il perfido Apollino
(Così poss'el cader dal celo al basso!)
Che ce ha guidato per questo camino,
Per roïnarce a quel dolente passo.
Or, perché intendi, quivi è un malandrino
Che già robbava ogniomo a gran fraccasso,
Crudele, omicidiale ed inumano,
E fu il suo nome, ed è ancora, Aridano.

Ma non avea possanza e non ardire,
Ché è de rio sangue e de gesta villana;
Or tanto è forte, e il perché ti vo' dire,
Ché cosa non fu mai cotanto strana.
Dentro a quel lago che vedi apparire,
Stavi una fata, che ha nome Morgana,
Qual per mala arte fabricò già un corno,
Che avria disfatto il mondo tutto intorno.

Perché qualunche il bel corno suonava,
Era condutto alla morte palese.
Sì lunga istoria dirti ora mi grava,
Come le gente fusser morte, o prese.
In poco tempo un barone arivava
(Il nome suo non so, né il suo paese):
Lui vinse e tori, il drago e la gran guerra
Di quella gente uscita della terra.