Così dicendo Orlando con gran pianto
Tra' for la spada, e il forte scudo imbraccia:
La spada a cui non vale arme né incanto,
Ma sempre dove gionge il camin spaccia.
Il fatto già vi contai tutto quanto,
Sì che non credo che mistier vi faccia
Tornarvi a mente con quale arte e quando
Da Falerina fusse fatto il brando.

Il conte, de ira e de doglia avampato,
Salta nel ponte con quel brando in mano;
Spezza il serraglio e via passa nel prato,
Ove iaceva il perfido Aridano.
Sotto al cipresso stava il renegato,
Quelle arme del segnor de Montealbano,
Che erano al tronco de intorno, mirando,
Quando li gionse sopra 'l conte Orlando.

Smarrisse alquanto il malandrino in viso,
Quando a sé vide sopra quel barone,
Però che adosso gli gionse improviso;
Pur saltò in piede e prese il suo bastone,
E poi dicea: - Se tutto il paradiso
Te volesse aiutare e idio Macone,
E' non avrian possanza e non ardire,
Ché in ogni modo ti convien morire. -

Al fin delle parole un colpo lassa
Con quel baston di ferro il can fellone;
Gionse nel scudo e tutto lo fraccassa,
E cadde Orlando in terra ingenocchione.
A braccia aperte il saracin se abassa,
Credendolo portar sotto al gallone,
Come portar quelli altri era sempre uso
E poi nel lago profondarli giuso.

Ma il conte così presto non si rese,
Benché cadesse, e non fu spaventato;
Per il traverso un gran colpo distese,
E gionse a mezo del scudo afatato.
A terra ne menò quanto ne prese,
E cadde il brando nel gallone armato,
Rompendo piastre e il sbergo tutto quanto,
Ché a quella spada non vi vale incanto.

E se non era il saracin chinato,
Ché ben non gionse quella spata a pieno,
Tutto l'avrebbe per mezo tagliato,
Come un pezzo di latte, più né meno;
Pur fu Aridano alquanto vulnerato,
Onde li crebbe al cor alto veleno,
E mena del bastone in molta fretta;
Ma il conte l'ha assaggiato, e non l'aspetta.

Gettosse Orlando in salto de traverso
E menò il brando per le gambe al basso,
Ed a quel tempo il saracin perverso
Callava il suo bastone a gran fraccasso.
Tirando l'uno e l'altro di roverso
Ben se gionsero insieme al contrapasso,
Ma il brando, che non cura fatasone,
Duo palmi e più tagliò di quel bastone.

Mosse Aridano un crido bestïale,
E salta adosso al conte, d'ira acceso.
Nulla diffesa al franco Orlando vale,
Con tanta furia l'ha quel pagan preso,
E vien correndo, come avesse l'ale.
Alla riviera nel portò di peso,
E così seco, come era abracciato,
Giù nel gran lago se profonda armato.

Da l'alta ripa con molta roina
Caderno insieme per quella acqua scura.
Quivi più non aspetta Falerina,
Ma via fuggendo su per la pianura
Giva tremando come una tapina,
Guardando spesso adietro con paura,
E ciò che sente e vede di lontano,
Sempre alle spalle aver crede Aridano.

Ma lui bon tempo stette a ritornare,
Ché gionse con Orlando insino al fondo.
Più nel presente non voglio cantare,
Ché al tanto dir parole me confondo:
Piacciavi a l'altro canto ritornare,
Che la più strana cosa che abbia il mondo
E la più dilettosa e più verace
Vi contarò, se Dio ce dona pace.