E così l'un con l'altro ragionando,
Come vi dico, assai pietosamente,
Per caso allor se volse il conte Orlando,
Ed ambi li cognobbe incontinente;
E piangendo di doglia e sospirando,
Con parlar basso e con voce dolente
Li adimandava con qual modo e quanto
Fusser già stati presi a quello incanto.

E poi che intese la fortuna loro,
Che ciascadun piangendo la dicia,
Prese dentro dal core alto martoro,
Perché forza né ingegno non valìa
A romper quel castello e il gran lavoro,
Qual chiudea intorno quella pregionia;
E tanto più se turba il conte arguto,
Che gli ha davanti e non può darli aiuto.

Avanti a gli occhi suoi vedea Ranaldo
E gli altri tutti che cotanto amava,
Onde di doglia e di grande ira caldo
Per dar nel mur col brando il braccio alzava;
Ma cridarno e prigion tutti: - Sta saldo!
Sta, per Dio! queto, - ciascadun cridava,
- Ché, come ponto si spezzasse il muro,
Giù nella grotta caderemo al scuro. -

Seguiva poi parlando una donzella,
La qual di doglia in viso parea morta,
E così scolorita era ancor bella;
Costei parlava al conte in voce scorta:
- Se trar ce vuoi di questa pregion fella,
Conviente gir, baron, a quella porta
Che de smiraldi e de diamanti pare;
Per altro loco non potresti entrare.

Ma non per senno, forza, o per ardire,
Non per minaccie, o per parlar soave
Potresti quella pietra fare aprire,
Se non te dona Morgana la chiave;
Ma prima se farà tanto seguire,
Che ti parrebbe ogni pena men grave
Che seguir quella fata nel deserto
Con speranza fallace e dolor certo.

Ogni cosa virtute vince al fine:
Chi segue vince, pur che abbia virtute;
Vedi qua tante gente peregrine,
Che speran per te solo aver salute.
Tutte noi altre misere, tapine,
Prese per forza al fondo siàn cadute:
Tu sol, sopra ad ogni altro appregïato,
In questo loco sei venuto armato.

Sì che bona speranza ce conforta
Che avrai di questa impresa ancor l'onore,
Ed aprirai quella dolente porta,
Qual tutti ce tien chiusi in tal dolore.
Or più non indugiar, ché forse accorta
Non se è di te la fata, bel segnore;
Volgite presto e torna alla fontana,
Ché forse ancor vi trovarai Morgana. -

Il conte, che d'entrare avea gran voglia,
Subitamente al fonte ritornava;
Quivi trovò Morgana, che con zoglia
Danzava intorno e danzando cantava.
Né più legier se move al vento foglia,
Come ella senza sosta si voltava,
Mirando ora alla terra ed ora al sole,
Ed al suo canto usava tal parole:

- Qualunche cerca al mondo aver tesoro,
O ver diletto, o segue onore e stato,
Ponga la mano a questa chioma d'oro
Ch'io porto in fronte, e quel farò beato;
Ma quando ha il destro a far cotal lavoro,
Non prenda indugia, ché il tempo passato
Più non ritorna e non se ariva mai,
Ed io mi volto, e lui lascio con guai. -

Così cantava de intorno girando
La bella fata a quella fresca fonte,
Ma come gionto vidde il conte Orlando,
Subitamente rivoltò la fronte.
Il prato e la fontana abandonando,
Prese il vïaggio suo verso de un monte,
Qual chiudea la valletta piccolina;
Quivi fuggendo Morgana camina.