Oltra quel monte Orlando la seguia,
Ché al tutto di pigliarla è destinato,
Ed essendoli dietro tutta via,
Se avidde in un deserto essere entrato,
Che strata non fu mai cotanto ria,
Però che era sassosa in ogni lato;
Ora alta, or bassa è nelle sue confine,
Piena de bronchi e de malvaggie spine.

Del rio vïaggio Orlando non se cura,
Ché la fatica è pasto a l'animoso.
Ora ecco alle sue spalle il cel se oscura,
E levasi un gran vento furïoso;
Pioggia mischiata di grandine dura
Batte per tutto il campo doloroso;
Perito è il sole e non si vede il giorno,
Se il ciel non s'apre fulgorando intorno.

Tuoni e saette e fùlgori e baleni
E nebbia e pioggia e vento con tempesta
Aveano il cielo e i piani e i monti pieni:
Sempre cresce il furore e mai non resta.
Quivi la serpe e tutti i suoi veleni
Son dal mal tempo occisi alla foresta,
Volpe e colombi ed ogni altro animale:
Contra a fortuna alcun schermo non vale.

Lasciati Orlando in quel tempo malvaggio,
Né ve impacciati de sua mala sorte,
Voi che ascoltando qua sedeti ad aggio:
Fuggir se vôle il mal sino alla morte;
Abenché lui tornasse in bon vïaggio,
Perché ogni cosa vince l'omo forte;
Ma chi può, scampar debbe al tempo rio.
Bella brigata, io ve acomando a Dio.

Canto nono

Odeti ed ascoltati il mio consiglio,
Voi che di corte seguite la traccia:
Se alla Ventura non dati de piglio,
Ella si turba e voltavi la faccia;
Alor convien tenire alciato il ciglio,
Né se smarir per fronte che minaccia,
E chiudersi le orecchie al dir de altrui,
Servendo sempre, e non guardare a cui.

A che da voi Fortuna è biastemata,
Ché la colpa è di lei, ma il danno è vostro?
Il tempo viene a noi solo una fiata,
Come al presente nel mio dir vi mostro;
Perché, essendo Morgana adormentata
Presso alla fonte nel fiorito chiostro,
Non seppe Orlando al zuffo dar di mano,
Ed or la segue nel diserto in vano,

Con tanta pena e con fatiche tante,
Che ad ogni passo convien che si torza.
La fata sempre fugge a lui davante;
Alle sue spalle il vento se rinforza
E la tempesta, che sfronda le piante
Giù diramando fin sotto la scorza.
Fuggon le fiere e il mal tempo li caccia,
E par che il celo in pioggia si disfaccia.

Ne l'aspro monte e ne' valloni ombrosi
Condutto è il conte a perigliosi passi.
Callano rivi grossi e roïnosi,
Tirando giù le ripe, arbori e sassi,
E per quei boschi oscuri e tenebrosi
S'odon alti rumori e gran fraccassi,
Però che 'l vento, il trono e la tempesta
Dalle radici schianta la foresta.

Pur segue Orlando e fortuna non cura,
E prender vôl Morgana a la finita,
Ma sempre cresce sua disaventura,
Perché una dama de una grotta uscita,
Pallida in faccia e magra di figura,
Che di color di terra era vestita,
Prese un flagello in mano aspero e grosso,
Battendo a sé le spalle e tutto il dosso.