Ranaldo incontinente se dispose
Senza altra indugia in Francia ritornare.
Il conte a quel parlar nulla rispose,
Stando sospeso e tacito a pensare,
Ché il core ardente e le voglie amorose
Nol lasciavan se stesso governare;
L'amor, l'onore, il debito e 'l diletto
Facean battaglia dentro dal suo petto.
Ben lo stringeva il debito e l'onore
De ritrovarse alla reale impresa;
E tanto più ch'egli era senatore
E campïon della Romana Chiesa.
Ma quel che vince ogni omo, io dico Amore,
Gli avea di tal furor l'anima accesa,
Che stimava ogni cosa una vil fronda,
Fuor che vedere Angelica la bionda.
Né dir sapria che scusa ritrovasse,
Ma da' compagni si fu dispartito;
E non stimar che Brandimarte il lasse,
Tanto l'amava quel barone ardito.
Or di lor duo convien che oltra mi passe,
Perch'io vo' ricontare a qual partito
Ranaldo ritornasse a Montealbano:
Lunga è la istoria, ed il camin lontano.
E prima cercarà molte contrate,
Strane aventure e diversi paesi;
Ma il tutto contaremo in brevitate
E con tal modo che seremo intesi;
E mostraremo il pregio e la bontate
De Iroldo e de Prasildo, e duo cortesi,
La possa de Dudone, il baron saldo,
Che tutti son compagni di Ranaldo.
Erano a piedi quei quattro baroni,
De piastre e maglia tutti quanti armati,
(Perduti aveano al ponte e lor ronzoni,
Quando nel lago fôrno trabuccati),
Onde ridendo e con dolci sermoni
Tra lor scherzando se fôrno invïati,
E la fatica de la lunga via
Minor li pare essendo in compagnia.
Ed era già passato il quinto giorno
Poi che lasciarno quel loco incantato,
Quando da lunge odîr suonare un corno
Sopra ad un castello alto e ben murato.
Nel monte era il castello, e poi d'intorno
Avea gran piano, e tutto era de un prato;
Intorno al prato un bel fiume circonda:
Mai non se vidde cosa più ioconda.
L'acqua era chiara a meraviglia e bella,
Ma non si può vargar, tanto è corrente.
A l'altra ripa stava una donzella
Vestita a bianco e con faccia ridente;
Sopra a la poppa d'una navicella
Diceva: - O cavallieri, o bella gente,
Se vi piace passare, entrati in barca,
Però che altrove il fiume non si varca. -
E cavallier, che avean molto desire
Di passare oltra e prender suo vïaggio,
La ringraziarno di tal proferire,
E travargarno il fiume a quel passaggio.
Disse la dama nel lor dipartire:
- Da l'altro lato si paga il pedaggio,
Né mai de quindi uscir se può, se prima
A quella rocca non saliti in cima.
Perché questa acqua che qua giù discende
Vien da due fonte da quel poggio altano,
E da l'un lato a l'altro se distende,
Tanto che cinge intorno questo piano;
Sì che uscir non si può chi non ascende
A far prima ragion col castellano,
Ove bisogna avere ardita fronte:
Eccovi lui, che fuora esce del ponte. -
Così dicendo li mostrava a dito
Una gran gente che del ponte usciva.
Alcun de' nostri non fo sbigotito;
La gente armata sopra al piano ariva.
Ranaldo è avanti, il cavalliero ardito,
E ben ciascun de gli altri lo seguiva;
Con le spade impugnate e' scudi in braccio
Ben se apprestarno uscir de tal impaccio.