E nel presente dico de Ranaldo,
Che, essendo apena de un periglio uscito,
A sotto entrare a l'altro era più caldo,
Né se fu per incanto sbigotito.
Benché Aridano, il saracin ribaldo,
Lo avesse già per tale arte schernito,
Con Balisardo or torna al parangone,
Spezzando incanto ed ogni fatasone.
Come io ve dissi nel canto passato,
Là giù per l'acqua il paladin sicuro
Alla foce del fiume fu portato,
Ove tra due castella è lo gran muro;
E come vidde quel dismisurato,
Qual sopra 'l ponte con sembiante scuro
Strideva in voce di tanta roina,
Che ne tremava il fiume e la marina.
Ciascun de quei baron che lo han veduto,
De azuffarse con lui prese disio,
Benché fusse tanto alto e sì membruto,
E nel sembiante sì superbo e rio.
Sopra l'arco del ponte era venuto
Quel maledetto e sprezzator di Dio,
Sol per veder chi fusse questa gente
Che giù callava per l'acqua corrente.
Quando la dama il vide da lontano,
Pallida in viso venne come terra,
E dal timone abandonò la mano,
Tanta paura l'animo li afferra;
Ma Dudon franco e il sir di Montealbano
E gli altri dui, che han voglia di far guerra,
Lasciâr la dama né morta né viva,
E for di barca uscirno in su la riva.
Longi al primo castel forse una arcata
Smontarno a terra e franchi campïoni,
E caminando gionsero all'entrata,
Che avea a tre porte grossi torrïoni:
Ma dentro non appare anima nata,
Giù ne la strata, o sopra nei balconi;
Senza trovar persone andarno avante
Sino al gran ponte; e quivi era il gigante.
Entro le due castelle il fiume corre,
L'arco del ponte sopra a lui voltava,
Ed avea ad ogni lato una alta torre;
In mezzo Balisardo aponto stava,
Né se potrebbe a sua persona apporre,
Né a l'armatura che in dosso portava.
Gigante non fu mai di meglior taglia,
Coperto è a piastre ed a minuta maglia.
Forbite eran le piastre e luminose,
E questa maglia relucente e d'oro,
Con tante perle e pietre prezïose,
Che 'l mondo non avea più bel tesoro.
Ora torniamo alle gente animose,
Dico a' nostri baron, che ogniom di loro,
Volontaroso e di animo più fiero,
Vôle azuffarse ed esser il primiero.
Ma in fine Iroldo ottenne il primo loco,
E fo percosso dal gigante e preso,
E Prasildo ancor lui pur durò poco,
E fu nel fine a Balisardo reso.
Or ben sembrava il bon Ranaldo un foco,
D'ira nel core e di furore acceso;
Ma quel gigante ne menò prigioni
Di là dal ponte e duo franchi baroni.
Poi tornò fuora squassando il bastone,
E minacciando pugna adimandava.
Allor se mosse il franco fio de Amone,
E con roina adosso a lui ne andava;
Ma avanti ingenocchiato avea Dudone,
Che per mercede e grazia dimandava
De gir primo de lui nel ponte avante
A far battaglia contra a quel gigante.
Ranaldo consentì mal volentiera,
Ma pur non seppe a' soi colpi disdire.
Questa baruffa fia d'altra maniera
Che le passate, e de un altro ferire,
Né passarà la cosa sì legiera
Come le due davante, vi so dire;
Però che 'l giovanetto de cui parlo,
È di gran pregio nei baron di Carlo.