Quando partisse là dove Aridano
Cadette con Ranaldo a quel profondo,
Lui con Baiardo e il destrier Rabicano
E con due dame andò cercando il mondo,
Sempre piangendo e sospirando invano,
Poi che ha perduto il suo cugin iocondo;
E così caminando gionse un giorno
Ove al castello odì suonare il corno:
A quel castello ove era la riviera
Che al verde piano intorno lo girava;
E quella dama, che era passaggiera,
Da Balisardo al ponte lo guidava.
Quivi fu preso per strana maniera,
Ché in forma de donzella lo gabbava:
Or non vi è tempo racontarvi il tutto
Come in la nave al laccio fu condutto.
Però che mi conviene ora tornare
Al conte Orlando, qual, come io contai,
Volse questi compagni abandonare,
Sol per colei che gli dona tal guai,
Che giorni e notte nol lascia posare;
E quel pensier non l'abandona mai,
Ma sempre a rivederla lo retira:
Sol di lei pensa e sol per lei sospira.
Con Brandimarte il franco paladino
A rivedere Angelica tornava,
E per contar che strutto avea il giardino,
Ed esser presto se altro comandava.
Al terzo giorno di questo camino,
Che 'l sole a ponto alora si levava,
Trovarno a lato un fiume una pianura
Tutta di prato e di bella verdura.
Stative queti, se voleti odire
De' duo che ritrovarno in questo loco,
Che l'un sapea cacciar, l'altro fuggire:
A riguardarli mai non fu tal gioco.
Or chi fosser costoro io vo' dire,
Se ve amentati della istoria un poco,
Quando a Marfisa quel ladro africano
Tolse, Brunello, il bon brando di mano.
E lei seguìto l'ha sino a quel giorno,
E de impiccarlo sempre lo minaccia.
Lui la beffava ogniora con gran scorno,
E cento fiche gli avea fatto in faccia.
A suo diletto la menava intorno,
Già sei giornate gli ha dato la caccia;
Esso, per darle più battaglia e pena,
Sol per gabbarla dietro se la mena.
Lui ben serìa scampato de legiero,
Che a gran fatica pur l'avria veduto,
Però che egli era sopra quel destriero
Che un altro non fu mai cotanto arguto;
Né credo che a contarvi sia mestiero,
Come l'avesse l'Africano avuto:
Alor che ad Albracà se fu condotto,
A Sacripante lo involò di sotto.
Or, come io dico, sempre intorno giva,
Beffando con più scherni la regina;
E lei di mal talento lo seguiva,
Perché pigliarlo al tutto se destina.
Trista sua vita se adosso gli ariva!
Ché lo fraccasserà con tal ruina,
Che il capo, il collo, il petto e la corata
Tutte fian peste sol de una guanzata.
A questa cosa sopragionse Orlando,
Come io vi dissi, insieme e Brandimarte,
E l'uno e l'altro alquanto remirando,
Senza fare altro, se tirarno in parte.
Or, bei segnori, a voi mi racomando,
Compìto ha questo canto le sue carte,
Ed io per veritate aggio compreso
Che il troppo lungo dir sempre è ripreso.
Canto decimoprimo