Senza longare in più parole il fatto,
Giù per quel fiume Orlando fu portato,
E seco in nave Brandimarte adatto,
Ed Origilla gli sedea da lato;
E volse il conte sopra ad ogni patto
Che Brigliador ben fusse governato.
Il castellano il tolse, a giuramento
Ciò promettendo; e 'l conte fu contento.

Gionti alla foce, ove il fiume entra in mare
E sotto il ponte roïnoso corre,
Già sotto a l'arco Balisardo appare,
Che quasi pareggiava quella torre.
A questo ponto vi serà che fare,
Perché tutto l'inferno all'un soccorre,
E l'altro è sì gagliardo di natura,
Che omo del mondo contra a lui non dura.

Voi doveti, segnori, avere a mente
Come era fabricata la muraglia
Ove se varca quella acqua corrente:
Quivi discese Orlando alla battaglia.
Sopra alla entrata non era altra gente,
Né porta chiusa avanti, né serraglia.
Poi che fu tutto quel castel passato,
Trovarno al ponte Balisardo armato.

Benché pregasse Brandimarte assai
Di poter gire alla battaglia avante,
Non volse Orlando aconsentir giamai,
Ma trasse il brando ed isfidò il gigante.
Sua Durindana, come io vi contai,
Ha racquistata il bon conte d'Anglante,
E comencion battaglia aspra e feroce
A mezo il ponte sopra quella foce.

Or chi sentesse la destruzione
De l'arme rotte, e l'elmi risuonare,
E vedesse il gigante col bastone,
Con Durindana il conte martellare,
E piastre e maglia a gran confusïone
Tirare a terra e per l'aria volare,
Il mondo non ha cor cotanto ardito,
Che a tal furor non fusse sbigotito.

Ambi gli scudi a quello assalto fiero
Per la più parte a terra erano andati,
Né l'un né l'altro avea in capo cimiero,
Li usberghi in dosso han rotti e fraccassati;
Né contar ve potrebbi de legiero
Tutti per ponto e colpi smisurati,
Ma sempre al conte cresce ardire e possa,
A l'altro ormai la lena e il fiato ingrossa;

Ed è ferito ancora in molte parte,
Ma più disconciamente nel costato,
Onde malvaggio torna alle sue arte
Per tramutarse, come era adusato;
L'arme, che intorno avea tagliate e sparte,
Gettarno foco e fiamma in ogni lato,
Facendo sopra loro un fumo scuro;
Tremò la terra in cerco e tutto il muro.

Lui si fece demonio a poco a poco:
Come un biscione avea la pelle atorno,
Da nove parte fuor gettava il foco,
E sopra ad ogni orecchia avea un gran corno;
Tutte le membre avea nel primo loco,
Ma sfigurato dalla notte al giorno,
Perché ha la faccia orrenda e tanto scura,
Che puotea porre a ciascadun paura.

E l'ale grande avea di pipastrello,
E le mane agriffate come uncino,
Li piedi d'oca e le gambe de ocello,
La coda lunga come un babuïno.
Un gran forcato prese in mano il fello,
Con esso vien adosso al paladino,
Soffiando il foco e degrignando e denti,
Con cridi ed urli pien d'alti spaventi.

Fecesi il conte il segno della croce,
Poi sorridendo disse: - Io me credetti
Già più brutto il demonio e più feroce.
Via nell'inferno va, tra' maledetti,
Là dove è il fuoco eterno che vi coce;
E certo io provarò, se tu me aspetti
Alla battaglia, come sei gagliardo,
O vogli esser demonio, o Balisardo. -