Così ricominciò nuova tenzone,
Né l'un da l'altro poco s'allontana.
Orlando gionse un colpo nel forcone,
E tutto lo tagliò con Durindana.
Or ben se avidde il perfido giottone
Che non gli può giovar quella arte vana,
Onde si volta e fugge verso il mare;
Battendo l'ale par che aggia a volare.

Orlando il segue, ed ègli ancor ben presso,
Perché a seguirlo ogni sua forza aguzza;
E Balisardo se afrettava anco esso:
Trista sua vita se ponto scapuzza!
La coda alciava per la strata spesso,
Lasciando vento e foco con gran puzza;
Soffia per tutto, tal spavento il tocca,
La lingua più d'un palmo ha fuor di bocca.

Brandimarte ancor lui dietro si andava,
Sol per veder di questa cosa il fine.
L'un dopo l'altro correndo arivava
Sopra al bel porto; e tra l'onde marine
Presso la ripa la nave si stava,
Che l'altre gente avea fatte tapine.
Sopra di quella Balisardo passa,
E il conte apresso, che giammai nol lassa.

Il negromante, che è di mala mena,
D'un salto sopra il laccio fu passato,
Ma il conte trabuccò ne la catena,
E tutto intorno fu presto legato;
Né fu disteso in su la prora apena,
Che e marinari uscirno ad ogni lato.
Tutti cridano insieme col parone:
- Sta saldo, cavallier, tu sei pregione. -

Lui se scotteva e già non stava in posa,
Perché esser preso da tal gente agogna,
Morta di fame, nuda e pedocchiosa;
Ma quel che vôl Fortuna, esser bisogna.
Vermiglia avea la faccia come rosa
Il conte Orlando per cotal vergogna;
Due galiofardi grandi l'ebber preso
Sopra alle spalle, e lo portâr di peso.

Ma Brandimarte gionse in su la riva,
Che, come io dissi, avea questi seguiti;
Quando la voce del suo conte odiva,
Non fôr bisogno a quel soccorso inviti;
Sopra alla nave de un salto saliva,
E quei ribaldi, tutti sbigotiti,
Lasciano Orlando e non san che si fare:
Chi fugge a poppa, e chi salta nel mare.

E certo di ragione avean paura,
Ché come al libro de Turpino io lezo,
Duo pezzi fece de uno alla centura,
E partì uno altro nel petto per mezo,
Sì come avesse a ponto la misura.
Lor, ciò mirando e temendo di pezo,
Fuggian ciascun tremando e sbigotito;
Or fuor di novo è Balisardo uscito.

Fuor della poppa uscì l'alto gigante,
Che in la sua propria forma era tornato;
Le gente della zurma, che eran tante,
Chi se pose a sue spalle, e chi da lato.
L'arme avean ruginente tutte quante,
Quale è discalcio, e quale era strazato,
Ben che sian gente al navicar maestre;
E tutti han tarche e dardi e gran balestre.

Per Balisardo avean ripreso core,
Cridando tutti insieme la canaglia,
Che non se odì giamai tanto romore.
Nel mezo della nave è la battaglia;
Tra lor dà Brandimarte a gran furore,
Ché tutti non li stima una vil paglia;
Man roverso e man dritto il brando mena:
Tutta la nave è già di sangue piena.

Così menava Brandimarte ardito,
Fendendo a chi la testa a chi la panza.
Ora ecco Balisardo ebbe cernito,
Che de una torre armata avea sembianza.
Già non bisogna che si mostri a dito,
Ché undeci palmi sopra gli altri avanza;
E Brandimarte verso lui s'accosta,
E dietro a meza coscia il colpo aposta.