Più basso alquanto il brando fu disceso,
Ché e colpi non si ponno indovinare;
Tagliò le gambe, e cadde. Di quel peso
La nave se piegò per affondare.
Il busto sopra il legno andò disteso,
Ed ambe due le gambe andarno in mare;
Qua non vale arte de negromanzia,
Ché Brandimarte il tocca tuttavia.
Lui chiamava il demonio con tempesta,
Alïel, Libicocco e Calcabrina;
Ma Brandimarte gli tagliò la testa,
E via nel mar la trasse con roina.
Or se incomincia de' morti la festa
Tra la zurmaglia misera e tapina:
Chi salta in mare, e chi nella carena,
Chi per le corde scappa in su l'antena.
Tutta la gente misera e diserta
Fu dissipata, come io vi ho contato,
E non rimase sopra la coperta
Se non il conte, che era incatenato,
E Balisardo, concio come il merta,
E Brandimarte, che era già montato
Sopra la poppa, e là trovò il parone,
Che avante a lui se pose ingenocchione,
Misericordia sempre dimandando,
Ed acquistò perdono umanamente;
E tornò Brandimarte al conte Orlando
E tutto il dislegò subitamente.
Poi col parone entrambi ragionando,
E fatta ritornar quella altra gente,
De ciò che è fatto, non se dànno affanno:
Quei che son morti, lor se ne hanno il danno.
E poi che insieme fôr pacificati,
Come io ho detto, incominciò il parone:
- Segnori, io so che ve meravigliati,
Ché da meravigliare è ben ragione,
De questo loco ove seti arivati,
Quando per forza de incantazïone
Se facea Balisardo trasformare,
Ch'è quivi occiso, e gettarenlo in mare.
Perché intendiati il fatto meglio avante,
Il tutto vi farò palese e piano.
Un vecchio re, nomato Manodante,
A Damogir se sta, ne l'occeàno,
Ove adunate ha già ricchezze tante,
Che stimar nol potria lo ingegno umano;
Ma la Fortuna in tutto a compimento
Né lui né altrui giamai fece contento.
Però che per duo figli il re meschino
È stato e stanne ancora in gran dolore;
Il primo fu involato piccolino
Da un suo schiavo malvaggio e traditore.
Io viddi il schiavo, e nomase Bardino,
Picchiato in faccia e rosso di colore,
Coi denti radi e col naso schiazato:
Portò il fanciullo, e mai non è tornato.
A l'altro giovanetto ène incontrata,
Come odireti, una sventura strana,
Perché pregione è fatto de una fata.
Non so se odesti mai nomar Morgana;
Quella del giovanetto è inamorata,
Quale ha beltate angelica e soprana,
Per ciò l'ha chiuso in un loco profondo:
Di fuor per forza nol trarebbe il mondo.
Ma lei fatto have al re promissïone
Lasciare il giovanetto salvo e sano,
Se un cavallier gli può donar pregione,
Che Orlando è nominato, il Cristïano;
Però che un'opra de incantazione,
Fabricata in un corno troppo istrano,
Che serebbe a contar molta lunghezza,
Disfece il cavallier per sua prodezza.
Onde lo vôl pregione a ogni partito
La fata, e ben lo avrà, s'io non me inganno;
Ma, perché egli è feroce e tanto ardito,
Se avrebbe nel pigliarlo molto affanno;
Per ciò quel Balisardo che è perito
(Così se n'abbi in sua malora il danno),
Presente il nostro re se dette il vanto
De dargli Orlando preso per incanto.