- Lui proprio è questo, - disse Manodante
- De sue piacevolezze io voglio odire. -
Così dicendo via mandava un fante,
Che lo facesse alor quindi venire.
Questo, giognendo ad Astolfo davante,
Incontinenti gli cominciò a dire
Sì come il re l'avrebbe molto caro,
Poi che egli era buffone e giocularo,

E come il cavallier del suo paese,
Quale era Orlando, al re l'have contato.
Astolfo de ira subito s'accese,
E così come egli era infurïato,
Col fante ver la corte il camin prese.
Benché da molti dreto era guardato,
Lui non restava de venir cridando
Per tutto sempre: - Ove è il poltron de Orlando?

Ov'è, - diceva - ove è questo poltrone,
Che de mi zanza, quella bestia vana?
Mille onze d'oro avria caro un bastone
Per castigar quel figlio de putana. -
Il re con Brandimarte ad un balcone
Odîr la voce ancora assai lontana,
Tanto cridava il duca Astolfo forte
Di dare a Orlando col baston la morte.

E Brandimarte alor molto contento
Dicea al re: - Per Dio, lasciànlo stare,
Perché ponerà tutti a rio tormento:
Poco de un paccio si può guadagnare.
Adesso in tutto è fuor di sentimento:
Questo è la luna, che debbe scemare;
Io so com'egli è fatto, io l'ho provato:
Tristo colui che se gli trova a lato! -

- Adunque sia legato molto bene, -
Diceva il re - dapoi qua venga in corte;
Di sua pacìa non voglio portar pene. -
Eccoti Astolfo è già gionto alle porte,
E per la scala su ratto ne viene.
Ma nella sala ogniom cridava forte,
Sergenti e cavallieri in ogni banda:
- Legate il paccio! Il re così comanda. -

Ma quando Astolfo se vidde legare,
Ed esser reputato per lunatico,
Cominciò l'ira alquanto a rafrenare,
Come colui che pure avea del pratico.
Quando fu gionto, il re prese a parlare
A lui, dicendo: - Molto sei selvatico
Con questo cavallier de tuo paese,
Benché lui sia di Brava, e tu sia Anglese. -

Astolfo alor, guardando ogni cantone,
- Ma dove è lui - diceva - quel fel guerzo,
Il qual ardisce a dir ch'io son buffone,
Ed egual del mio stato non ha il terzo?
Né lo torria per fante al mio ronzone,
Abench'io creda ch'el dica da scherzo,
Sapendo esso di certo e senza fallo
Che di lui faccio come di vassallo.

Ove sei tu, bastardo stralunato,
Ch'io te vo' castigar, non so se il credi? -
Il re diceva a lui: - Che sventurato!
Tu l'hai avante, e par che tu nol vedi. -
Alora Astolfo, guardando da lato
E dietro e innanci ogniom da capo a piedi,
Dicea da poi: - Se alcun non l'ha coperto
Di sotto al manto, e' non è qua di certo.

E tra coteste gente, che son tante,
Sol questo Brandimarte ho cognosciuto. -
Meravigliando dicea Manodante:
- Qual Brandimarte? Dio me doni aiuto!
Or non è questo Orlando, che hai davante?
Io credo che sei paccio divenuto. -
E Brandimarte alquanto sbigotito
Pur fa bon volto con parlare ardito,

Al re dicendo: - Or non sai che al scemare
Che fa la luna, il perde lo intelletto?
Io credea che 'l dovesti ramentare,
Perché poco davante io l'avea detto. -
Alora Astolfo cominciò a cridare:
- Ahi renegato cane e maledetto!
Un calcio ti darò di tal possanza,
Che restarà la scarpa ne la panza. -