Questa donzella che è quivi arrivata,
Come io vi dico, sopra il palafreno,
Era da un sol sergente accompagnata.
Di lei vi contarò la istoria apieno,
Se tornarete a questa altra giornata,
E di quella del drago più né meno,
Qual profondò nel fiume; or faccio ponto,
Però che al fin del mio cantar son gionto.
Canto decimoterzo
Il voler de ciascun molto è diverso:
Chi piace esser soldato, e cui pastore,
Chi dietro a robba, a lo acquistar è perso,
Chi ha diletto di caccia e chi d'amore,
Chi navica per mare e da traverso,
E quale è prete e quale è pescatore;
Questo in palazo vende ogni sua zanza,
Quello è zoioso, e canta e suona e danza.
A voi piace de odir l'alta prodezza
De' cavalieri antiqui ed onorati,
E 'l piacer vostro vien da gentilezza,
Però che a quel valor ve assimigliati.
Chi virtute non ha, quella non prezza;
Ma voi, che qua de intorno me ascoltati,
Seti de onore e de virtù la gloria,
Però vi piace odir la bella istoria.
Ed io seguir la voglio ove io lasciai,
Anci tornare a dietro, per chiarire
De le due dame, quale io vi contai;
L'una era al lago, l'altra ebbe a venire.
Or per voi stessi non sapresti mai
Chi fosser queste, non lo odendo dire;
Ma io vi narrerò la cosa piana:
Quella dal drago morto era Morgana,
E l'altra è Fiordelisa, quella bella
Che fu da Brandimarte tanto amata.
Di questa vi dirò poi la novella,
Ma torno prima a quella della fata;
La qual, perché era de natura fella,
Sopra del lago a quella acqua incantata,
Ove nel fondo fu Aridano occiso,
Aveva poi pigliato uno altro aviso.
Perché con succi de erbe e de radice
Còlte ne' monti a lume della luna,
E pietre svolte de strana pendice,
Cantando versi per la notte bruna,
Cangiato avea la falsa incantatrice
Quel giovanetto in sua mala fortuna,
Io dico Zilïante, e fatto drago,
Per porlo in guardia al ponte sopra al lago.
Ed avea tramutata sua figura,
Acciò che quella orribile apparenzia
Sopra del ponte altrui ponga paura;
Ma, fusse o per l'error de sua scienzia,
O per strenger lo incanto oltra misura,
Ebbe il garzone estrema penitenzia,
Perché, come tal forma a ponto prese,
Gettò un gran crido, e morto se distese.
Onde la fata, che tanto lo amava,
Seco di doglia credette morire;
Però piatosamente lacrimava,
Come ne l'altro canto io vi ebbi a dire,
E con la barca al fondo lo portava,
Per farlo sotto il lago sepelire.
Or più di lei la istoria non divisa,
Ma torna a ricontar de Fiordelisa.
La qual, sì come Orlando ebbe veduto,
Gli disse: - Idio del cel per sua pietate
Qua te ha mandato per donarmi aiuto,
Sì come avea speranza in veritate.
Or bisognarà ben, baron compiuto,
Che a un tratto mostri tutta tua bontate;
Ma, perché sappi che far ti conviene,
Io narrarò la cosa: intendi bene.