Dapoi ch'io mi parti' da quello assedio,
Che ancora ad Albracà dimora intorno,
Con superchia fatica e maggior tedio
Cercato ho Brandimarte notte e giorno,
Né a ritrovarlo è mai stato rimedio;
Ed io faceva ad Albracà ritorno,
Per saper se più là sia ricovrato,
Ma nel vïaggio ho poi costui trovato.
Costui che meco vedi per sargente,
Io l'ho trovato a mezo del camino,
Ed è venuto a dir per accidente
Che portò Brandimarte piccolino,
Qual fu figlio de un re magno e potente;
Ma, come piacque a suo forte destino,
Costui lo tolse a l'Isola Lontana,
E diello al conte de Rocca Silvana.
Da poi che l'ebbe a quel conte venduto,
Lui pur rimase in casa per servire;
Ma poscia il fanciulletto fu cresciuto,
Venne in gran forza e di soperchio ardire,
E per tutto d'intorno era temuto.
Per questo il conte avanti al suo morire,
Non avendo né moglie né altro erede,
Figlio se il fece e quel castel gli diede.
Brandimarte da poi per suo valore
Cercato ha il mondo per monte e per piano,
E nella terra per governatore
Lasciò costui che vedi e castellano.
Ora un altro baron pien di furore,
Qual sempre fu crudele ed inumano,
Scoperto a Brandimarte è per nimico:
Rupardo ha nome il cavallier ch'io dico.
Costui con più sergenti e soi vassalli
Lo assedio ha intorno de Rocca Silvana.
E de assalirla par che mai non calli,
Per ruïnarla tutta in terra piana.
E' crida: "Brandimarte per soi falli
Adesso è preso al lago de Morgana.
Io son per questo a prendervi venuto;
Da lui non aspettati alcuno aiuto."
Onde costui, che temea de aver morte,
Quando non fosse a quel Rupardo reso
(E d'altra parte ancor gl'incresce forte
Che 'l suo segnor da lui mai fusse offeso),
Con molti incanti fie' gettar le sorte,
Ed ha con quelle ultimamente inteso
Che vero è ciò che dice quel fellone,
E Brandimarte è nel lago in pregione.
Ora ti prego, conte, se mai grazia
Aver debbe da te nulla donzella,
Che ciò che si può far, per te si fazia,
Tanto che egli esca di questa acqua fella.
Così ti renda ogni tua voglia sazia
Quanto desidri, Angelica la bella;
Così d'amor s'adempia ogni tua brama,
Vivendo al mondo in glorïosa fama. -
Il conte narrò a lei con brevitate
Di Brandimarte ciò che ne sapea,
E tutte aponto le cose passate,
E come al lago ritornar volea
Per Zilïante trar de aversitate,
Qual l'altra fiata giù lasciato avea,
E poi, per cambio di quel bel garzone,
Trar Brandimarte fuor de la pregione.
De ciò la dama assai se contentava,
E smontò il palafreno alla rivera;
Standosi ingenocchione il cel guardava,
Divotamente a Dio facea preghiera
Che la ventura che il conte pigliava
Se ritrâsse in bon fine e tutta intiera;
E già alla porta Orlando era arivato:
Ben la sapea, ché prima anco vi è stato.
Nascosa era la porta dentro a un sasso,
Di fuor tutta coperta a verde spine;
Discese Orlando giù, callando al basso,
Sin che fu gionto della scala al fine;
Poi caminò da un miglio passo passo
Sopra del suol de pietre marmorine,
E gionse nella piazza del tesoro,
Ove è il re fabricato a zoie ed oro.