E tutto ciò contò Bardino a ponto,
Narrando a lui la istoria del figliolo:
Ma quando a dir che egli era al fin fo gionto,
Il re sentì nel cor superchio dôlo,
Perché posto l'avea, come vi conto,
Al fondo de un torrion, su tristo sôlo.
Là giù posto l'avea discalzo e nudo:
Or se lamenta de esser stato crudo.

E benché prima avesse ancor mandato,
Per rispetto de Orlando, a trarlo fuore,
Ora a mandarvi è ben più riscaldato,
Sempre piangendo de piatoso amore;
Per allegrezza il crido è dupplicato,
Non se sentì giamai tanto rumore:
Per tetti, per li balchi e per le torre,
Ciascun con lumi accesi intorno corre.

De cimbaletti e d'arpe e di leuti
E de ogni altra armonia fan mescolanza.
Il re, che duo figlioli avea perduti,
Or gli ha trovati, e non avea speranza;
E citadini insieme son venuti
Tutti alla piazza, e chi suona e chi danza;
E le fanciulle e le dame amorose
Gettano ad alto gigli fiori e rose.

Fra tanta gioia e tra tanta allegrezza
Condotto è Brandimarte avante al padre,
Che fu nudo in pregione, ora è in altezza:
Era coperto di veste legiadre.
Piangeva ciascadun di tenerezza.
Il re lo dimandò chi fu sua madre.
- Albina, - disse a lui - ciò mi ramenta,
Ma del mio padre ho la memoria spenta. -

Non puote il re più oltra sostenire,
Ma piangendo dicea: - Figliol mio caro,
Caro mio figlio, or che debbo mai dire,
Ch'io te ho tenuto in tanto dôlo amaro?
Ciò che a Dio piace se convien seguire;
A quel che è fatto, più non è riparo. -
Così dicendo ben stretto l'abbraccia,
Avendo pien de lacrime la faccia.

Poi s'abbracciarno ed esso a Zilïante,
E ben che sian germani ogni om avisa,
Però che l'uno a l'altro è simigliante,
Benché la etate alquanto li divisa.
Or chi direbbe le carezze tante
Che Brandimarte fece a Fiordelisa?
E poi che tutti in festa e zoia sono,
Bardino ebbe ancor lui dal re perdono.

Gionti dapoi nel suo real palagio,
Che al mondo de ricchezza non ha pare,
A festeggiar se attese e stare ad agio;
E 'l conte in summa fece battizare
Il re coi figli e tutto il baronagio,
A benché alquanto pur vi fu che fare;
Ma Brandimarte seppe sì ben dire,
Che 'l patre e gli altri fece seco unire.

Fôrno anche tratti della prigion fuore
Ranaldo, Astolfo e gli altri tutti quanti,
E fu lor fatto imperïale onore,
E tutti rivestiti a ricchi manti.
Una donzella con occhi d'amore,
Leggiadra e ben accorta nei sembianti,
Ne vene in sala; e tante zoie ha in testa,
Che sol da lei splendea tutta la festa.

Ciascun guardava il viso colorito,
Ma non la cognosceano assai né poco,
Eccetto Orlando e Brandimarte ardito:
Lor duo l'avean veduta in altro loco.
Questa gabbò già il suo vecchio marito
(Non so se ve amentati più quel gioco),
Quando fu presa con le palle d'oro;
E lei ne fece poi doppio ristoro,

Facendo Ordauro sotterra venire,
Che istoria non fu mai cotanto bella.
Voi la sapeti e più non la vo' dire,
Se non contarvi che questa donzella
Brandimarte la trasse di martìre,
Né alor sapea che fusse sua sorella,
Quando da lui e dal conte de Anglante
Occisi fôr Ranchera ed Oridante.