Or, come io dico, la fata pescava,
E non avea né rete né altro ordegno:
Sol le parole che all'acqua gettava
Facea tutti quei pesci stare al segno;
Ma quando adietro il viso rivoltava,
Veggendo quei baron prese gran sdegno
Che l'avesser trovata in quel mestiero,
E de affocarli tutti ebbe in pensiero.

Mandato avria ad effetto il pensier fello,
Ché una radice avea seco recata,
Ed una pietra chiusa entro uno annello,
Quale averia la terra profondata;
Solo il viso de Astolfo tanto bello
Dal rio voler ritrasse quella fata,
Perché mirando il suo vago colore
Pietà gli venne e fu presa d'amore.

E cominciò con seco a ragionare
Dicendo: - Bei baroni, or che chiedete?
Se qua con meco vi piace pescare,
Bench'io non abbia né laccio né rete,
Gran meraviglia vi potrò mostrare
E pesci assai che visti non avete,
Di forme grande e piccole e mezane,
Quante ne ha il mare, e tutte le più strane.

Oltra a quella isoletta è una sirena:
Passi là sopra chi la vôl mirare.
Molto è bel pesce, né credo che apena
Dece sian visti in tutto quanto il mare. -
Così Alcina la falsa alla balena
Il duca Astolfo fece trapassare,
Quale era tanto alla ripa vicina,
Che in su il destrier varcò quella marina.

Non vi passò Ranaldo, né Dudone,
Ché ognom di loro avea de ciò sospetto,
E ben chiamarno il figlio del re Otone,
Ma lui pur passò oltra a lor dispetto.
Ben se 'l tenne la fata aver pregione
E poterlo godere a suo diletto:
Come salito sopra al pesce il vide,
Dietro li salta e de allegrezza ride.

E la balena se mosse de fatto,
Sì come Alcina per arte comanda.
Non sa che farsi Astolfo a questo tratto,
Quando scostar se vidde in quella banda;
Lui ben se pone al tutto per disfatto,
E sol con preghi a Dio si racomanda,
E non vede la fata né altra cosa,
Benché li presso a lui si era nascosa.

Ranaldo, poi che il vidde via portare
In quella forma, fu bene adirato;
Pur se destina in tutto de aiutare,
Benché contra sua voglia ivi era andato:
Sopra Baiardo se caccia nel mare
Dietro al gran pesce, come disperato.
Quando Dudone il vidde in quella traccia,
Urta il destriero, e dietro a lui se caccia.

Quella balena andava lenta lenta,
Ché molto è grande e de natura grave;
De giongerla Ranaldo se argumenta,
Natando il suo destrier come una nave.
Ma io già, bei segnor, la voce ho spenta,
Né ormai risponde al mio canto suave,
Onde convien far ponto in questo loco.
Poi cantarò, ch'io sia posato un poco.

Canto decimoquarto

Già molto tempo m'han tenuto a bada
Morgana, Alcina e le incantazïoni,
Né ve ho mostrato un bel colpo di spada,
E pieno il cel de lancie e de tronconi;
Or conviene che il mondo a terra vada,
E 'l sangue cresca insin sopra a l'arcioni,
Ché il fin di questo canto, s'io non erro,
Seran ferite e fiamme e foco e ferro.