Nella terra di Buda entrò Ranaldo,
Ove il re lo ricolse a grande onore,
Però che cognosciuto fu di saldo,
Sapendosi per tutto il suo valore;
Ed Otachier assai divenne baldo,
Parendo alla sua andata un gran favore
Ed un gran nome trïonfale e magno
Lo aver Ranaldo seco per compagno.

Fu fatto capitano in quel consiglio
Il pro' Ranaldo, e fu ciascun contento;
E già le liste a candido e vermiglio
Ne' lor stendardi se spiegarno al vento.
Ben racomanda Filippone il figlio
Molto a Ranaldo, e tutto il guarnimento,
E dopo, dietro alle real bandiere,
Verso Ostreliche se dricciâr le schiere.

Passâr Bïena, e per la Carentana
Vargano le Alpi fredde in quel confino,
E giù scendendo nella Italia piana,
Andarno avanti e gionsero a Tesino.
Tre giorni manco de una settimana
Re Desiderio avea preso il camino;
E, come là per tutto se ragiona,
Con la sua gente è dentro de Savona.

Onde Ranaldo insieme ed Otachieri
Seguir deliberarno il re lombardo.
Essi avean trenta miglia cavallieri,
L'un più che l'altro nobile e gagliardo,
Che a quella impresa venian volentieri,
Né avean de' Saracini alcun riguardo.
Passarno e monti, e giù nel Genoese
Sopra del mar la gente se distese.

Là dietro caminando molti giorni,
Già di Provenza sono alle confine,
E, vagheggiando quei colletti adorni,
Tra cedri, aranci e palme pellegrine,
Odirno risuonare e trombe e corni
Oltra a quel monte, e par che il cel roine:
Di tal strida e furore è l'aria pieno,
Che par che il mondo abissi e venga meno.

Ranaldo presto se trasse davante
Ed Otachiero, e seco il bon Dudone,
E lor gente lasciarno tutte quante,
Tanto che gionti son sopra al vallone,
Là dove Rodamonte lo africante
Mena e Lombardi a gran destruzïone.
Prima sconfitti alla battaglia fiera
Avea i Francesi e il duca di Baviera.

E quattro figli soi feriti a morte
Eran distesi al campo sanguinoso;
Né avendo esso riparo a quella sorte,
Era fuggito tristo e doloroso.
E sempre il saracin torna più forte,
Dissipando ogni cosa il forïoso.
Già il duca di Savoglia e di Lorena
Avea spezzati e morti con gran pena.

A Bradamante, che è figlia de Amone,
Occiso avea il destriero e posto a terra,
E più gente tagliata in quel sabbione
Che giamai fosse morta in altra guerra.
Tutta la cosa a ponto e per ragione
Già vi contai, se il mio pensier non erra,
Insin che sua bandiera cadde al campo,
Onde lui prese il disdegnoso vampo.

Quella bandiera, che è vermiglia e d'oro,
Nel mezo a sopraposte è ricamata;
Una dama e un leone ha quel lavoro:
La dama è Doralice di Granata.
Questo è di Rodamonte il suo tesoro;
Né cosa al mondo avea più cara o grata,
Perché colei che ha quella somiglianza,
Era suo amore e tutta sua speranza.

Quando la vide a terra Rodamonte,
Della gran doglia non trovava loco,
Ed arrufârsi e crini alla sua fronte,
Mostrando gli occhi rossi come il foco.
Quale un cingial che a furia esce del monte,
Che cani e cacciatori estima poco,
Fiacca le broche e batte ambe le zane:
Tristo colui che a canto gli rimane!