Quando il pagano il vidde ritornare
Soletto, a piede, senza quel ronzone
Che via correndo lo puotea campare,
Ben se lo tenne aver morto o pregione.
Ma già le gente sopra al poggio appare,
Qual conduce Otachieri e il bon Dudone,
Li Ungari, dico, armati a belle schiere,
Con targhe ed archi e lancie e con bandiere

Venian cridando quei guerreri arditi
Giù della costa, e menando tempesta.
Quando li vidde il re sì ben guarniti
De arme lucente e con le penne in testa,
Come gli avesse già presi e gremiti
Saltava ad alto e faceva gran festa:
Menando il brando intorno ad ogni mano
Ferìa gran colpi sopra al vento in vano.

Poi se mosse qual movese il leone
Che vede e cervi longi alla pastura,
E già venendo fa tra sé ragione
Cacciar da sé la fame alla sicura.
Cotal quel saracin, cor di dragone,
Che spreza tutto il mondo e non ha cura,
Lasciò Ranaldo che già presso gli era,
E rivoltosse incontra a quella schiera.

Tutta sua gente dietro a lui se mosse,
Ed è per suo valor ciascuno ardito,
E l'una schiera a l'altra se percosse
A tutta briglia, nel campo fiorito.
Del fraccasso de' scudi e lancie grosse
Non fu giamai cotal rumore odito.
A cui stava a mirare era gran festa
Petto per petto urtar, testa per testa.

E corni e trombe e tamburi e gran voce
Facean la terra e il cel tutto stremire,
E li Africani e' nostri da la Croce
Né l'un né l'altro avante puotea gire.
Sol Rodamonte, il saracin feroce,
Facea d'intorno a sé la folta aprire,
Tagliando braccie e busti ad ogni lato
Come una falce taglia erba di prato.

Non se vide giamai cotal spavento
Che 'l ferir del pagano in quella guerra.
Come ne l'Alpe la ruina e il vento
Abatte e faggi con furore a terra:
Cotale il saracin pien d'ardimento
Tra' cavallieri a piedi se disferra,
Non li stimando più che l'orso e bracchi:
Già sono in rotta Ungari e Valacchi.

Benché Otachier se adoperasse assai
Per farli rivoltare alla battaglia,
Non fu rimedio a voltarli giamai,
Ma van fuggendo avanti alla canaglia;
E Rodamonte, come io vi contai,
Di qua di là nel campo li sbaraglia,
Né vi è chi contra lui volti la fronte;
Già gli ha cacciati insino a mezo il monte.

Il giovanetto fio de Filippone
Per la vergogna se credea morire,
E già di vista avea perso Dudone,
Che in altra parte avea preso a ferire.
Ranaldo era smontato de l'arcione,
Sì come poco avante io vi ebbi a dire,
Ed a quel loco non era presente,
Ove egli è in volta tutta la sua gente.

Però si volse come disperato
Verso il pagano e la sua lancia arresta,
E gionse il saracin sopra al costato,
E fiaccò tutta l'asta con tempesta.
Ma lui conviene andar disteso al prato,
Ferito sconciamente nella testa:
Nel capo Rodamonte l'ha ferito,
E fuor d'arcion lo trasse tramortito.

Non era indi Dudone assai lontano,
E prestamente fu del fatto accorto.
Quando vidde Otachier andare al piano,
Senza alcun dubbio lo pose per morto;
E già lo amava lui come germano,
Onde ne prese molto disconforto,
E destinò nel cor senza fallire
Di vendicarlo, o con seco morire.