Siccome duo demonii dello inferno
Fossero usciti sopra della terra,
Fuggia la gente, volta in tal squaderno,
Che alcun non guarda se il destrier si sferra;
E poi da largo, sì come io discerno,
Se rivoltarno a remirar la guerra
Che fanno e due baroni a brandi nudi,
Spezzando usbergi, maglie, piastre e scudi.
Ciascun più furïoso se procaccia
De trare al fine il dispietato gioco;
Al primo colpo se gionsero in faccia
Ambi ad un tempo istesso e ad un loco.
Or par che 'l celo a fiamma se disfaccia,
E che quegli elmi sian tutti di foco;
Le barbute spezzâr, come di vetro:
Ben diece passi andò ciascuno adietro.
Ma l'uno e l'altro degli elmi è sì fino,
Che non gli nôce taglio né percossa;
Quel de Ranaldo già fo de Mambrino,
Che avea due dita e più la piastra grossa;
E questo che portava il Saracino,
Fo fatto per incanto in quella fossa
Ove nascon le pietre del diamante;
Nembroto il fece fare, il fier gigante.
Sopra a questi elmi spezzâr le barbute
Al primo colpo, come io vi ho contato;
Mai non son ferme quelle spade argute,
Disarmando e baron; da ogni lato
Le grosse piastre e le maglie minute
Vanno a gran squarci con roina al prato;
Ogni armatura va de mal in pezo,
Del scudo suo non ha più alcun lì mezo.
Ranaldo, a cui non piace il stare a bada,
Mena a duo mano al dritto della testa,
E Rodamonte, che il ferire agrada,
Mena anch'esso a quel tempo, e non s'arresta;
Ed incontrosse l'una a l'altra spada,
Né se odette giamai tanta tempesta;
E ben de intorno per quelle confine
Par che il mondo arda e tutto il cel ruine.
Re Rodamonte, che sempre era usato
Mandare al primo colpo ogniomo ad erba,
Essendo con Ranaldo ora affrontato,
Che rende agresto a lui per prugna acerba,
Crucciosse fuor di modo, e desdignato
Sprezava il cel quella anima superba,
- Dio non ti puotria dar - dicendo - iscampo,
Che io non ti ponga in quattro pezzi al campo. -
Così dicendo quel saracin crudo
Mena a due mani un colpo di traverso;
Ranaldo mena anch'esso il brando nudo,
E non crediati che abbia tempo perso,
Onde l'un gionse l'altro a mezo il scudo.
Fu ciascun colpo orribile e diverso,
Fiaccando tutti e scudi a gran ruina,
Né il lor ferir per questo se raffina.
Ché l'un non vôl che l'altro se diparta
Con avantaggio sol de un vil lupino;
E come l'arme fossero de carta,
Mandano a squarci sopra del camino.
La maglia si vedea per l'aria sparta
Volar de intorno sì come polvino,
E le piastre lucente alla foresta
Cadean sonando a guisa de tempesta.
Stava gran gente intorno a remirare,
Come io vi dissi, la battaglia oscura,
Né alcun vantaggio vi san iudicare,
Pensando e colpi a ponto e per misura.
Ecco una schiera sopra al poggio appare,
Che scende con gran cridi alla pianura,
Con tanti corni e tamburini e trombe,
Che par che 'l mare e il cel tutto rimbombe.
Mai non se vidde la più bella gente
Di questa nova che discende al piano,
Di sopraveste ed arme relucente,
Con cimeri alti e con le lancie in mano.
Perché sappiati il fatto intieramente,
Vi fo palese che il re Carlo Mano
È quel che viene, il magno imperatore,
Ed ha con seco de' Cristiani il fiore;