Più de settanta millia cavallieri
(Ché còlto è, dico, il fior d'ogni paese),
Sì ben guarniti, e sì gagliardi e fieri,
Che tutto il mondo non ve avria diffese:
Avanti a tutti il marchese Olivieri,
E seco a paro a paro il bon Danese,
E della corte tutto il concistoro,
Con le bandiere azurre a zigli d'oro.
Quello African, che ha tutto il mondo a zanza,
Ranaldo dimandò di quella gente,
E quando intese ch'egli è il re di Franza,
Divenne allegro in faccia e nella mente,
Come colui che avea tanta arroganza,
Che tutti gli stimava per nïente;
E senz'altro parlar né altro combiato,
Verso questi altri subito è dricciato.
Di corso andava il saracin gagliardo,
E già Ranaldo non puotea seguire,
Ché facea salti assai maggior de un pardo.
Gionto è tra nostri, e comincia a ferire;
E se non era il giorno tanto tardo,
Facea de' fatti suoi molto più dire;
Ma la luce, che sparve a notte scura,
Impose fine alla battaglia dura.
Pur vi rimase ferito il Danese
Nel braccio manco e sopra del gallone;
Ed Olivieri assai ben se diffese,
Benché perdesse il scudo dal grifone
E fossegli spezzato ogni suo arnese.
Grande tra gli altri fu la occisïone:
Coperti erano a morti tutti e piani
De nostra gente ed anco de pagani.
La oscura notte, come io vi contai,
Partitte al fin la zuffa cominciata.
Or ben mi fa meravigliare assai;
Quel fier pagan, che tutta la giornata
Ha combattuto e non se posò mai,
E, poi che la battaglia è raquietata,
Va roïnando tutto il monte e 'l piano
Per ritrovar il sir de Montealbano.
Avanti fa condurse ogni pregione,
Ché molti ne avea presi alla catena,
E lor dimanda del figliol de Amone,
E qual spaventa, e qual forte dimena;
Un per paura, o per altra cagione,
Disse che era ito nel bosco de Ardena,
E già non eran sue parole vere:
Né lo sapea, né lo potea sapere.
Però che il bon Ranaldo era tornato
A rimontar Baiardo, il suo destriero.
Ma poi che al saracin fu ciò contato,
Lascia sua gente e più non gli ha pensiero.
Il caval de Dudone ebbe pigliato,
Quale era grande a maraviglia e fiero;
Sopra vi salta il forte saracino,
E verso Ardena prende il suo camino.
Una grossa asta e troppo sterminata
Fuor de la nave sua fece arrecare,
E non aspetta luce né giornata,
Ma quella notte prese a caminare;
Onde sua gente, che era abandonata,
Senza il suo aiuto non sa che si fare;
Tutti smariti e pien de alto spavento
Entrarno in nave e dier le vele al vento.
Ogni pregione e tutto il loro arnese
Portavan alle nave con gran fretta;
Dudon tra' primi, il giovane cortese,
Menava via la gente maledetta.
Ma chi fu tardo a distaccar le prese,
Sopra di lor discese la vendetta,
Perché Ranaldo, a destrier risalito,
Con gran ruina gionse in su quel lito.
De Rodamonte va il baron cercando
Per ogni loco a lume della luna;
A nome lo dimanda e va cridando
Ad alta voce per la notte bruna;
E sopra alla marina riguardando
Vede la gente che l'arnese aduna:
A più poter ciascun forte se tràffica
Per porlo in nave e via passare in Africa.