Perché sappiati il fatto ben compiuto,
Quel cavallier che fa tal lamentanza
Dolendosi de amore, è Feraguto,
Che fu al suo tempo un raggio di possanza;
Ed ora travestito era venuto
Nascosamente nel regno di Franza,
Sol per saper, quella anima affocata,
Se giamai fusse Angelica tornata.
Egli anco amava quella damigella,
Come potesti odir primeramente,
E non potendo aver di lei novella,
Benché ne dimandasse ad ogni gente,
Or per questa ventura ed or per quella
Se consumava dolorosamente,
E giorno e notte non avia mai bene,
Sempre languendo e sospirando in pene.
Or, come aveti inteso, il giovanetto
Trovò quel re pagano alla campagna,
E sterno insieme alquanto a lor diletto,
E ciascadun de Amor si dole e lagna.
Pur, così ragionando, venne detto
A Feraguto come era di Spagna,
E che pur mo tornava di Granata,
Ove una dama avea gran tempo amata;
E come era chiamata Doralice
Quella, figliola del re Stordilano.
- Non più parole, - Rodamonte dice
- Ma prendi la battaglia a mano a mano.
Chi te ha condotto, misero, infelice,
A morire oggi sopra a questo piano?
Ché comportar non voglio e non potrei
Che altri che me nel mondo ami colei. -
Rispose Feraguto: - Essendo grande,
Lo esser cucioso assai ti disconviene;
Ma poi che la battaglia me domande,
Tra noi la partiremo, o male o bene,
E l'alterezza tua che sì se spande,
Potria tornarti in dolorose pene.
Amai colei; lo amore ebbe a passare:
Per tuo dispetto voglio ancora amare. -
Con tal parole e con de l'altre assai
Se furno insieme e duo baron sfidati.
Ambi avean lancie, come io vi contai:
Con esse a resta se fôr rivoltati.
Più crudel scontro non se udì giamai;
E due destrier, di petto insieme urtati,
Andarno a terra, e i cavallieri adosso,
Con tal fraccasso che contar non posso.
E le lor lancie grosse oltra a misura
Se fragellarno insin presso alla resta;
Ciascun de svilupparsi se procura
Per rimenar col brando un'altra festa.
Or si comincia la battaglia dura
De' colpi sterminati e la tempesta
De l'arme rotte e piastre con ruina,
Come battesse un fabro alla fucina.
Non avea indugia o sosta il lor ferire,
Ma quando l'un promette, e l'altro dona;
E ben da longe se potrebbe odire,
Perché ogni colpo de intorno risuona.
E certamente io non saprei ben dire
Qual sia più ardita e più franca persona;
Tanto son de alto core e di gran lena,
Che un altro par non trovo al mondo apena.
Ciascuno è de ira e di superbia caldo,
E però combattean con molto orgoglio,
L'un più che l'altro alla battaglia saldo.
Ma quella nel presente dir non voglio,
Perché convien contarvi di Ranaldo;
Dapoi ritornarò, sì come io soglio,
A dirvi questa zuffa alla distesa,
Sì che vi fia diletto averla intesa.
Giva Ranaldo, come aveti odito,
In verso Ardenna, alla ripa del mare,
Credendo Rodamonte aver seguito,
Ma lui giamai non puote ritrovare,
Perché il dritto vïaggio avea smarito,
E poi con Feraguto ebbe che fare;
Onde lui caminando avanti passa,
Ed a sé drieto Rodamonte lassa.