Pur, come quel che avea soperchia lena,
Se tenne per sua forza nello arcione,
E verso Pulïano il brando mena,
E qui se cominciò l'aspra tenzone.
Or, mentre che ciascun più se dimena,
Vi gionse il re di Garbo, quel vecchione,
El re de Arzila, ch'era rimontato,
Quel de Fizano e quel di Bolga a lato.
Adosso ad Agramante ogniom si serra,
E quando l'un promette, e l'altro dona,
Come fosse mortal l'odio e la guerra;
Pur che si possa, alcun non se perdona.
Tutto il cimiero avean gettato a terra
Ad Agramante e rotta la corona
Quei cinque re ch'io dissi; ogniom martella,
Cercando trarlo al fin for della sella.
E certo l'avrian preso al suo dispetto,
A benché fosse sì franco guerrero,
Ché avere a far con uno egli è un diletto,
Ma cinque son pur troppo, a dire il vero.
Ora vi gionse il forte giovanetto,
Qual giù callava, io dico il bon Rugiero,
Che l'arme avea del re de Tingitana;
Callò la costa e gionse in su la piana.
Come fo gionto, tutto se abandona
Ove stava Agramante a mal partito;
Frontino, il bon destrier, forte sperona
E dà tra loro il giovanetto ardito;
Gionse alla testa il re di Nasamona,
E fuor d'arcione il trasse tramortito,
E toccò dopo lui quel re Fizano;
Sì come al primo, lo distese al piano.
Alto da terra volta il suo Frontino,
Che proprio un cervo a' gran salti somiglia;
Alcun già non cognosce il paladino:
Che sia Brunello ogniom si meraviglia.
Ora ecco gionto ha d'urto il re Sobrino,
Correndo l'uno e l'altro a tutta briglia;
Ed andò il re Sobrino, a gran fraccasso,
Il suo destriero e lui tutto in un fasso.
Dopo lui pose a terra Prusïone,
Quale era re de l'Isole Alvaracchie.
Come da l'aria giù scende il falcone,
E dà nel mezo a un groppo di cornacchie:
Lor, sparpagnate a gran confusïone,
Cridando van per arbori e per macchie;
Così tutta la gente in quel torniero
Fuggia davanti al paladin Rugiero.
Il re de Arzila, io dico Bambirago,
Fu da Rugier colpito in su la testa;
Costui portava per cimiero un drago:
Con quel percosse il capo alla foresta.
Sempre più viene il giovanetto vago
Di ben ferire, e menando tempesta
Pose Tardoco e Marbalusto al piano,
L'un re de Alzerbe e l'altro re d'Orano.
E Baliverzo, il re di Normandia,
Fo tratto dello arcione al suo dispetto.
Quando Agramante e gran colpi vedia,
Per meraviglia usciva de intelletto,
Ché 'l re de Tingitana esser credia,
Per l'arme che avea indosso il giovanetto;
Ma prima nol tenea gagliardo tanto,
Or ben li dava di prodezza il vanto.
Perché sappiati il fatto ben compito,
Ordinato è il torniero a tal ragione,
Che non poteva alcuno esser ferito,
Menando tutti e brandi de piatone,
Ed altrimente a morte era punito
Chiunque facesse al gioco fallisone.
Di taglio né di ponta alcun non mena:
Sapea Rugiero e l'ordine e la pena.
Però menava sol di piatto il brando,
E gionse il fio d'Almonte, Dardinello,
Che portava il quarter sì come Orlando,
E for de arcion lo trasse a gran flagello.
Dicea Agamante: - A Dio mi racomando,
Ch'io non credetti mai che quel Brunello
Un regno meritasse per valore:
Ma ben serebbe degno imperatore. -