Queste parole diceva Agramante,
E stavasi da parte a riguardare
E colpi orrendi e le prodezze tante,
Quanto potesse alcuno imaginare.
Ecco Rugiero abatte a lui davante
Argosto, che armiraglio era del mare,
Argosto de Marmonda, il pagan fiero,
Che avea il timone a l'elmo per cimiero.

Gionse Arigalte, il re de l'Amonia,
E 'l re de Libicana, Dudrinasso,
E seco Manilardo in compagnia,
Re di Norizia, e mena gran fraccasso.
Eran costoro il fior de Pagania,
Che non curavan tutto il mondo uno asso;
Veggendo che colui fa tanta guerra,
Se destinâr di porlo al tutto in terra.

Ciascun percosse il giovanetto franco,
Ma lui trasse Arigalte de la sella,
Qual porta senza insegna il scudo bianco,
E per cimero un capo di donzella.
Al primo colpo non parbe già stanco,
Ché Dudrinasso sì forte martella,
Che gli roppe 'l cimero e la corona,
E tramortito a terra lo abandona;

Ed avantosse contra a Manilardo,
Né più de' primi fu questo diffeso;
Benché tra gli altri assai fusse gagliardo,
Rimase allora in su il prato disteso.
Quando Agramante a ciò fece riguardo,
Fu ben de invidia grande al core acceso,
Che un altro avesse più di lui valore,
Stimando assai per questo esser minore.

E destinato veder se Brunello
Potesse il campo contra a lui durare,
Mossese ratto, che parbe uno uccello.
Sopra a Rugiero un colpo lascia andare,
E gionse di traverso il damigello,
E quasi il fece a terra trabuccare;
Ma pur se tenne nello arcion apena,
Presto se volta ad Agramante e mena.

Era il cimero e la insegna reale
Tre fusi da filare e una gran rocca;
Rugier, che gionse il re sopra al frontale,
Roppe le fuse e a terra lo trabocca.
A' soi sequaci ciò parbe gran male,
Onde ciascuno il giovanetto tocca:
Alzirdo, Bardulasto e Sorridano,
Ciascun quanto più pô, mena a due mano.

Quel Sorridano è re della Esperia,
Ove il gran fiume Balcana discende,
Qual crede alcun che il Nil d'Egitto sia,
Ma chi ciò crede, poco se n'intende.
Or questi tre che io dissi, tuttavia
Ciascun quanto più pô Rugiero offende;
Chi di qua chi di là mena tempesta,
L'un per le braccie e l'altro per la testa.

Voltosse verso Alzirdo il pro' Rugiero,
E quel ferì de un colpo sì diverso,
Che a gambe aperte il trasse del destriero;
Poi mena a Sorridano un gran roverso,
E lui distese sì come il primiero.
Allor fu Bardulasto tutto perso,
Né gli bastando d'affrontarsi il core
Venne alle spalle il falso traditore;

E ferì de una ponta nel costato
Quel franco giovanetto a tradimento.
Quando Rugier si sente innaverato,
Forte adirosse e non prese spavento;
E verso Bardulasto rivoltato,
Lo vidde ritornar di mal talento
Per donarli la morte a l'altro tratto;
Ma non andò come credette il fatto.

Ché, rivoltato essendo a lui Rugiero,
Non lo sofferse di guardare in faccia,
Che era in sembianza sì turbato e fiero,
Che par che al mondo e 'l cel tutto minaccia;
Onde esso, rivoltato il suo destriero,
Fuggendo avante a lui si pose in caccia.
Rugiero il segue, e sembra una saetta,
Cridando: - Volta! volta! Aspetta! aspetta! -