Ma quel, che non volea ponto aspettare,
Giva ad un bosco assai quindi vicino,
Credendo di nascondersi e campare;
Ma troppo corridore era Frontino.
Non valse a Bardulasto il speronare,
Ché presso al bosco il gionse il paladino,
Là dove al suo dispetto essendo gionto,
Venne animoso a quello estremo ponto;

E rivoltato con molto furore
Menò più colpi in vano al giovanetto,
Ma durò la battaglia poco d'ore,
Ché presto fu partito insino al petto.
Così il re de Algazera traditore
Rimase morto a canto a quel boschetto;
Rugier, spargendo il sangue for del fianco,
A poco a poco quasi venìa manco.

Ma per pigliare a ciò rimedio e cura
Tornava al sasso dove era Atalante,
Il qual sapea de l'erbe la natura
E le virtute e l'opre tutte quante;
Onde di cavalcar ben se procura
Per ritrovarsi presto a lui davante,
Ché tanto la ferita lo adolora,
Che non bisogna far lunga dimora.

Così ne andò Rugier, che era ferito;
E gli altri che restarno al torniamento,
Non se accorgevan che fosse partito,
Tanto gli avea percossi alto spavento.
Ma il re Agramante tutto sbigotito
A destrier rimontò con gran tormento,
Perché avea di vergogna un tal sconforto,
Che avria pena minore ad esser morto.

Or lasciamo costor tutti da parte,
Ché nel presente ne è detto a bastanza,
Però che il conte Orlando e Brandimarte
Mi fa bisogno di condurli in Franza,
Accioché queste istorie che son sparte,
Siano raccolte insieme a una sustanza;
Poi seguiremo un fatto tanto degno
Quanto abbia libro alcuno in suo contegno.

Andava Brandimarte e il conte Orlando
Per ritrovare Angelica al girone,
Sì come io vi contava alora quando
Lasciò Ranaldo Astolfo con Dudone;
Or là ritorno e dico, seguitando,
Che in diversi paesi e regïone
Per aventure strane ebber che fare,
Come io vi voglio a ponto racontare.

Insieme cavalcando una matina;
In India, se trovarno ad un gran sasso,
Ove presso a una fonte una regina
Tenea piangendo forte il viso basso;
Sopra ad un ponte che quivi confina,
Guardava un cavalliero armato il passo.
Fermârsi e duo baron, pur con pensiero
Di aver battaglia con quel cavalliero.

Ma ciascun d'essi, io dico il paladino
E Brandimarte, in prima volea gire;
E, standosi in contesa, un peregrino
Col suo bordone in man vedon venire.
Quel mostrava aver fatto un gran camino,
E passandosi via senz'altro dire,
Più non pensando, al ponte se ne entrava,
Ma il cavallier di là forte cridava:

- Tòrnati adietro, se non vôi morire,
Tòrnati adietro, - cridava - poltrone,
Ché non è cavallier di tanto ardire,
Qual commettesse questa fallisone!
Se tu non torni, io te farò partire
Con sì fatto combiato, vil giottone,
Che mai non vederai ponte né sasso
Qual non te torni a mente questo passo. -

Il peregrin, mostrandosi tapino,
Dicea: - Baron, per Dio! lasciami andare,
Ch'io aggio un voto al tempio de Apollino,
Il quale è in Sericana a lato al mare.
Se un altro ponte qua fosse vicino,
Ove questa acqua si possa vargare,
E me lo mostri, io te ringrazio e lodo;
Se non, qua passar voglio ad ogni modo. -