Temendo che sia morto il suo barone,
Aiuto o pace dimandava al conte,
Mostrando a lui che per compassïone
De ogni altra gente fa guardare il ponte;
Onde a bona drittura di ragione
Non debbe il cavallier ricevere onte,
Qual non dimora là per fellonia,
Ma per campare altrui da morte ria.

Cognosce il conte che ella dice il vero,
Però ben presto se trasse davante,
E tra quel peregrino e il cavalliero
Spartì la fiera zuffa in uno istante;
Poi, riguardando a lor con più pensiero,
Cognobbe che l'uno era Sacripante
E l'altro, che in più parte fu ferito,
Era Isolieri, il giovanetto ardito;

Qual, per guardare a Calidora il passo,
Insin di Spagna a l'India era venuto,
Che pur pensando al gran camin son lasso;
Amor l'avea condutto e ritenuto.
Ma Sacripante andava al re Gradasso,
Da Angelica mandato per aiuto,
Come io vi dissi alora che Brunello
A lui tolse il destriero, a lei lo anello.

Alor contai come prese il camino:
Non so se a ponto ben lo ricordati,
Che l'abito pigliò di peregrino.
Avendo già più regni oltra passati,
Gionse alla fonte in su questo confino.
Segnor, che intorno e mei versi ascoltati,
Se alcun de voi de odire ha pur talento,
Ne l'altro canto io lo farò contento.

Canto decimottavo

Fo glorïosa Bertagna la grande
Una stagion per l'arme e per l'amore,
Onde ancora oggi il nome suo si spande,
Sì che al re Artuse fa portare onore,
Quando e bon cavallieri a quelle bande
Mostrarno in più battaglie il suo valore,
Andando con lor dame in aventura;
Ed or sua fama al nostro tempo dura.

Re Carlo in Franza poi tenne gran corte,
Ma a quella prima non fo sembïante,
Benché assai fosse ancor robusto e forte,
Ed avesse Ranaldo e 'l sir d'Anglante.
Perché tenne ad Amor chiuse le porte
E sol se dette alle battaglie sante,
Non fo di quel valore e quella estima
Qual fo quell'altra che io contava in prima;

Però che Amore è quel che dà la gloria,
E che fa l'omo degno ed onorato,
Amore è quel che dona la vittoria,
E dona ardire al cavalliero armato;
Onde mi piace di seguir l'istoria,
Qual cominciai, de Orlando inamorato,
Tornando ove io il lasciai con Sacripante,
Come io vi dissi nel cantare avante.

Dapoi che il conte intese dove andava
Re Sacripante, ed ove era venuto,
E come in tema Angelica si stava
Non aspettando d'altra parte aiuto,
Il franco cavallier ben sospirava,
E tutto se cambiò nel viso arguto;
E senza fare al ponte altro pensiero,
Calidora lasciò con Isoliero.

E Sacripante prese la schiavina
E la tasca e il cappello e il suo bordone;
Al re Gradasso via dritto camina.
Ma torno adesso al figlio di Melone,
Che cavalcando gionse una matina
Con Brandimarte ad Albraca il girone;
Ma non san come far quivi l'intrata,
Cotanta gente intorno era acampata.