Torindo, il re de' Turchi, e 'l Caramano
Quivi era in campo, e 'l re di Santaria
E Menadarbo, il quale era Soldano,
Che tenne Egitto e tutta la Soria;
Coperto era a trabacche e tende il piano:
Non se vidde giamai tanta genia;
Solo adunata è quella gente fella
Per donar pena e morte a una donzella.

Ma chi per una e chi per altra iniuria
Intorno a quella dama era attendato;
Torindo il Turco menava tal furia
Per Trufaldino, il qual fo spregionato;
E Menadarbo, quel Soldan, lo alturia,
Però che fo gran tempo inamorato
De Angelica la bella; e sempre mai
Ebbe repulsa e beffe e scorni assai.

Onde l'amore avea in odio rivolto,
E sol per disertarla venuto era.
Veggendo Orlando il gran popolo accolto,
Che avea coperto il piano e la costiera,
Benché egli ardisse e disïasse molto
Di far battaglia più che voluntiera,
Tanto vedere Angelica li piace
Che provar volse di passare in pace.

Però se ascose in un bosco vicino,
E là si stette insino a notte oscura,
Poi, come quel che ben sapea il camino,
Intrò dentro alla rocca alla sicura.
Quando la dama vidde il paladino,
Di tutto il mondo ormai non ha più cura;
Non dimandati se ella ebbe conforto,
Perché certo credea che 'l fusse morto.

Molte fôr le carezze e l'accoglienza
Che Angelica li fece a quel ritorno.
Il conte di narrarle indi comenza
Poscia che se partitte il primo giorno,
Insin che è gionto nella sua presenza;
Come trovò Marfisa e perse il corno,
E de Origille quelle beffe tante,
Sin che in prigion lo pose Manodante;

Come Ranaldo quindi era partito
Per gire in Franza, ed Astolfo e Dudone;
E ciò che prima e poscia era seguito
Li disse Orlando a ponto per ragione.
La dama, benché il tutto avesse odito,
Pure ascoltando che il figlio d'Amone
Era tornato in Franza al suo paese,
De rivederlo ancor tutta se accese.

Onde cominciò il conte a confortare,
Mostrando a lui per diverse cagione
Come doveva in Francia ritornare;
E che ormai più dentro a quel girone
Non è vivanda che possa durare,
Sì che star non vi può lunga stagione,
Ed è bisogno aritrovar rimedio
Onde si campi for di quello assedio.

E che ella seco ne volea venire,
Ove ad esso piacesse, in ogni loco.
Or quivi non fu già molto che dire,
Né il conte vi pensò troppo né poco;
Ma quella notte se ebbero a partire,
E nella rocca in molte parte il foco
Lasciarno, che alle torre e nei merli arda,
Per dimostrar che ancor vi sia la guarda.

E poi per l'aria scura e tenebrosa
Tutto passarno senza impaccio il campo;
Ma possa che ogni stella fu nascosa,
E del giorno vermiglio apparbe il lampo,
Non gli coprendo ormai la notte ombrosa,
Pigliâr rimedio ed ordine al suo scampo:
Tutta lor compagnia forse è da venti,
Tra dame e cavallieri e lor sargenti.

E questa alora tutta se disparte,
Chi qua, chi là, ciascuno a suo comando;
Rimase Fiordelisa e Brandimarte
Ed Angelica bella e il conte Orlando.
Or questi quattro se trasse da parte,
E tutto il giorno appresso cavalcando
Ne andarno insino a l'ora della nona
Senza trovare impaccio de persona.