Eran costor che io dico, da quaranta,
Che avean stretta la dama in su quel sito,
Né già de tutti quanti un sol si vanta
Che senza la sua parte sia partito.
Se la canaglia fosse due cotanta,
Ciascuno a bon mercato era fornito
Di squarci per la testa e per la faccia:
A chi troncò le gambe, a chi le braccia.
Angelica fu scossa in questa via,
La quale era fuggita in ver ponente;
Ma Fiordelisa, che a levante gìa,
Pur fu seguita ancor da questa gente.
Tutta la notte la brigata ria
L'avea cacciata, sino al sol nascente,
E proprio l'ha condutta in quella parte
Ove dormiva il franco Brandimarte.
Ella piangendo a Dio se accomandava,
Ed era già sì stracco il palafreno,
Che, pur fuggendo, indarno il speronava.
De Lestrigoni intorno il bosco è pieno,
Ché ciascun de pigliarla procacciava,
Onde essa di paura venìa meno,
E già, ponendo il corpo per perduto,
A Dio per l'alma adimandava aiuto.
Già riluceva alquanto pure il giorno,
Come io vi dissi, e l'alba era schiarita,
E Brandimarte, il cavalliero adorno,
Dormia lì presso in su l'erba fiorita,
Onde svegliosse; e guardando de intorno
Vidde la dama trista e sbigotita,
Che da que' Lestrigoni avia la caccia;
Ben la cognobbe incontinenti in faccia.
Onde fo presto al suo destrier salito,
E con roina verso lei si mosse;
Avendo tratto il suo brando forbito,
Incontrò un Lestrigone e quel percosse.
Non vi restava apena integro un dito,
Ché tagliate gli avrebbe ambe le cosse,
Né a quel ch'è in terra il cavalliero attende,
Ma tocca un altro e insino al petto il fende.
Erano allora trenta Lestrigoni,
O forse qualcun manco, a dire il vero,
E qual tutti con sassi e con bastoni
Chi dava a Brandimarte e chi al destriero,
Ma lui facea de lor tanti squarcioni,
Che pieno avea de intorno a quel sentiero
Di teste e braccia; e tuttavia tagliando,
Carco avea tutto di cervelle il brando.
Ivi de intorno alcun più non appare
Di quella gente brutta e maledetta;
Lui Fiordelisa corse ad abracciare,
E ben mez'ora a sé la tenne stretta,
Prima che insieme potesse parlare;
Ma poi piangendo quella tapinetta
Contava al cavallier con disconforto
Come alla terra Orlando ha visto morto.
Così dicea perché l'avea veduto
Tra i Lestrigoni alla terra disteso;
Or Brandimarte per donarli aiuto
A quella parte se ne va disteso.
Ma io sono al fin del canto già venuto:
Segnori e dame, che l'avete inteso,
Dio vi faccia contenti e di tal voglia,
Che ritornati a l'altro con più zoglia.
Canto decimonono
Già me trovai di maggio una matina
Intro un bel prato adorno de fiore,
Sopra ad un colle, a lato alla marina
Che tutta tremolava de splendore;
E tra le rose de una verde spina
Una donzella cantava de amore,
Movendo sì soave la sua bocca
Che tal dolcezza ancor nel cor mi tocca.