Toccami il core e fammi sovenire
Dal gran piacer che io presi ad ascoltare;
E se io sapessi così farme odire
Come ella seppe al suo dolce cantare,
Io stesso mi verrebbi a proferire,
Ove tal volta me faccio pregare;
Ché, cognoscendo quel ch'io vaglio e quanto,
Mal volentieri alcuna fiata io canto.
Ma tutto quel che io vaglio, o poco o assai,
Come vedeti, è nel vostro comando,
E con più voglia e più piacer che mai
La bella istoria vi verrò contando;
Ove, se me ramenta, vi lasciai
Nel ragionar di Brandimarte, quando
Con Fiordelisa, di bellezza fonte,
Tornava adietro a ritrovare il conte.
Tornando adietro il franco cavalliero
Con Fiordelisa, a mezo la giornata
Trovarno un varletino in su un destriero,
Che avea dietro una dama iscapigliata.
Lui via ne andava sì presto e legiero,
Che mai saetta de arco fu mandata
Con tanta fretta, o da ballestra il strale,
Qual non restasse a lui dietro a le spale.
La dama, che era a piedi, pur seguia,
A benché fosse a lui molto lontana.
Il cavalliero incontra gli venìa
Con Fiordelisa per la terra piana;
E l'altra dama, che questa vedia,
Cridando incominciò: - Falsa puttana!
Non ti varrà costui ch'è la tua scorta,
Ché in ogni modo a sto ponto sei morta. -
Lasciò la briglia, battendo ogni mano,
E ben se tenne morta Fiordelisa,
Perché cognobbe presto aperto e piano
Che quella dispietata era Marfisa,
La qual seguito avea Brunello invano
(Il tutto vi ho contato, ed a qual guisa);
Avendo quel giottone assai seguito,
Trovò la dama e il cavalliero ardito.
Era Brunello adunque il varletino
Ch'è sopra a quel destrier di tanta lena;
Lui via passò, fuggendo al suo camino,
Né con la vista lo seguirno apena.
Quando Marfisa l'occhio serpentino
Voltò, di doglia e di grande ira piena,
Mirando Brandimarte e la sua dama
Far la vendetta sopra a questi ha brama.
E le parole che ho sopra contate
A Fiordelisa disse minacciando;
E benché l'arme avesse dispogliate,
E senza destrier fusse e senza brando,
Di sommo ardire avea tanta bontate
Che, Brandimarte armato riguardando,
Volea seco battaglia a ogni partito;
Ma a lui non piacque de accettar lo invito.
Ché a ferire una dama disarmata
A lui parea vergogna e grande iscorno.
Era una pietra in quel campo piantata,
Ove seguito avea Brunello il giorno,
Da trenta passi, o quasi, diruppata,
E cento ne voltava, o più, de intorno;
Per un scaglione alla cima se sale:
Altronde non, chi non avesse l'ale.
Questa adocchiata avea l'aspra donzella,
Né pose alcuna indugia al pensamento,
Ma trasse Fiordelisa de la sella
E, via fuggendo ratta come un vento,
Montò la pietra, che parbe una occella;
A benché Brandimarte non fu lento
A seguitarla, come vidde il fatto,
Ma pur rimase in asso a questo tratto.
Perché il scaglione è tanto diruppato,
Che non che alcun destrier possa salire,
Ma non vi puote lui montare armato,
Onde si cominciava a disguarnire.
Marfisa dal più sconcio ed alto lato
Portò la dama per farla morire:
In braccio la portò sopra a quel sasso
Per trabuccarla dalla cima al basso.