Camponne solamente un sciagurato
(Già non campò, ma poco uscì de impaccio),
Il qual fuggì ferito nel costato,
E via di netto avea tagliato un braccio.
Alla capanna subito fo andato,
Ove si stava il crudo Barigaccio,
Barigaccio, il figliol di Taridone:
Corsar fo il patre, ed esso era ladrone.

Ma Barigaccio grande di statura
Fo più del patre, e forte di persona.
Ora a lui gionse con molta paura
Lo inaverato, e il tutto gli ragiona
Come passata è la battaglia scura,
Poi morto a lui davante se abandona;
Essendo uscito il sangue de ogni vena,
Cadegli avante e più non se dimena.

Onde turbato Barigaccio il fiero
Fo a maraviglia, e prese un gran bastone;
De arme adobato, come era mestiero,
Salta sopra Batoldo, il suo ronzone.
Troppo era smesurato quel destriero:
La pelle nera avea come un carbone,
E rossi gli occhi, che parean di foco;
Sol nella fronte avea di bianco un poco.

E Barigaccio, poi che fu montato,
Di speronarlo mai non se rimane.
Or Brandimarte, che rimase al prato
Poi che spezzato ha quelle gente istrane,
Guardando il re che stava al fonte armato,
Cognobbe al scudo ch'egli era Agricane,
Qual fo occiso da Orlando alla fontana:
Già vi contai l'istoria tutta piana.

Egli avea ancor la sua corona in testa,
D'oro e di pietre de molto valore,
Ma Brandimarte nulla li molesta,
Ché ancor portava al corpo morto onore.
De arme il spogliò, ma non di sopravesta,
E baciandoli il viso con amore:
- Perdonami, - dicea - ché altro non posso,
Se ora queste arme ti toglio di dosso.

Né la temenza di dover morire
Mi pone di spogliarti in questa brama,
Ma nella mente non posso soffrire
Veder poner a morte la mia dama;
E ben son certo, se potessi odire,
Se sì fosti cortese, come hai fama,
Odendo la cagion perché io ti prego,
Non mi faresti a tal dimanda niego. -

Parlava in questo modo il cavalliero
A quel re morto con piatoso core,
Il quale era ancor bello e tutto intiero,
Sì come occiso fosse di tre ore;
E stando Brandimarte in quel pensiero,
Sentì davanti al bosco un gran romore,
Qual facea Barigaccio per le fronde,
Che rami e bronchi e ogni cosa confonde.

Presto adobosse il cavalliero ardito
Di piastra e maglia e de ogni guarnisone,
Prese Tranchera, il bel brando forbito,
E lo elmo che far fece Salamone.
De tutte l'armi a ponto era guarnito,
Quando sopra gli gionse quel ladrone,
Il qual, mirando de intorno e da lato,
E suoi compagni vidde in pezzi al prato.

Fermosse alquanto, e poi che gli ha veduti,
Disse: - In malora, gente da bigonci!
Ché non me incresce de avervi perduti,
Poi che un sol cavallier così vi ha conci;
Ché io voria prima, se Macon me aiuti,
Ne la mia compagnia cotanti stronci.
Colui voglio impicar senza dimora,
E voi con seco, così morti, ancora. -

Così parlando, verso del gran pino,
Ove era Brandimarte, se voltava.
Come lo vidde a piede in sul cammino,
Subito a terra anch'esso dismontava;
Né per virtù ciò fece il malandrino,
Ma perché forte il suo ronzone amava:
Dubitò forse che quel campïone
Non lo occidesse, essendo esso pedone.