Senza altramente adunque disfidare,
Adosso a Brandimarte fu invïato:
Proprio un gigante alla sembianza pare,
Tutto di coio e di scagliette armato.
Col scudo de osso che suolea portare
E il suo baston di ferro e il brando a lato
Venne alla zuffa, e senza troppo dire
Se cominciarno l'un l'altro a ferire.

Sopra del scudo a Brandimarte colse
Menando ad ambe mano il rio ladrone;
E quanto ne toccò tanto via tolse,
Come spezzasse un pezzo di popone.
Il cavalliero ad esso si rivolse
Col brando, e gionse a mezo del bastone,
E come un gionco lo tagliò di netto:
Ora ebbe Barigaccio un gran dispetto.

E saltò adietro forse da sei braccia,
E trasse il brando senza dimorare,
E biastemando il cavallier minaccia
Di farli quel baston caro costare.
Ma Brandimarte adosso a lui se caccia;
Or se comincia l'un l'altro a menare
Ponte, tagli, mandritti e manroversi:
Mai non fu visto colpi sì diversi.

Il cavallier se maraviglia assai
Come abbia un malandrin tanta bontade,
Perché in sua vita non vidde più mai
Tanta fierezza ad altri in veritade.
Ambi avean l'arme, quale io vi contai;
Già tutte l'han falsate con le spade,
Né di ferire alcun di lor se arresta,
Ma la battaglia cresce a più tempesta.

Cresce più forte la battaglia fiera,
Per colpi sterminati orrenda e scura,
E Barigaccio il crudo se dispera,
Che tanto il cavallier contra li dura.
Or Brandimarte il tocca di Tranchera,
E portò seco un squarcio de armatura;
Lui fu gionto anco dal forte ladrone,
Che l'arme gli tagliò insino al giuppone.

A tal percossa piastra non vi vale,
Né grossa maglia, né sbergo acciarino,
Né cor de adante, il quale è uno animale,
Di che armato era il forte saracino.
Ora pareva a Brandimarte male
Che sì prodo uomo fusse malandrino;
Onde, essendo uno assalto assai durato,
Così parlando se trasse da lato:

- Io non so chi tu sia, né per qual modo
T'abbia condutto a tal mestier fortuna,
Ma per più prodo campïon te lodo
Ch'io sappia al mondo, sotto della luna;
E ben me avedo che fermato è il chiodo,
Che prima che sia sera o notte bruna,
O l'uno o l'altro fia nel campo morto;
E spero che serà colui che ha il torto.

Ma stu volessi lasciar quel mestiero,
Qual nel presente fai, di robbatore,
Vinto mi chiamo e son tuo cavalliero:
In ogni parte vo' portarti onore.
Or che farai? Hai tu forse pensiero
Che manchi giamai robba al tuo valore?
Lascia questo mestier: non dubitare,
Ché a tal come sei tu, non può mancare. -

Rispose il malandrin: - Questo che io faccio,
Fallo anco al mondo ciascun gran signore;
E' de' nemici fanno in guerra istraccio
Per agrandire e far stato maggiore.
Io solo a sette o dece dono impaccio,
E loro a dieci millia con furore;
Tanto ancora di me peggio essi fanno,
Togliendo quel del che mestier non hanno. -

Diceva Brandimarte: - Egli è peccato
A tuor l'altrui, sì come al mondo se usa;
Ma pur quando se fa sol per il stato,
Non è quel male, ed è degno di scusa. -
Rispose il ladro: - Meglio è perdonato
Quel fallo onde se stesso l'omo accusa;
Ed io te dico e confessoti a pieno
Che ciò che io posso, toglio a chi può meno.