Quella stagion che in cel più raserena,
E veste di verdura gli arborscelli,
Ed ha l'aria e la terra d'amor piena
E de bei fiori e de canti de occelli,
Gli amorosi versi anco mi mena,
E vôl che a voi de intorno io rinovelli
L'alta prodezza e lo inclito valore
Qual mostrò un tempo Orlando per amore.

Di lui lasciai sì come Norandino
Lo prese per compagno al torniamento;
Ben vi andò volentieri il paladino,
Ché di passare avea molto talento.
Ora s'aconciò il tempo al lor camino
Intra Levante e Greco, ottimo vento,
Qual via gli portò in Cipri alla spiegata,
Ove gran gente in prima era assembrata.

Però che e Greci insieme con Pagani
Alla gran festa se erano adunati,
E degli circonstanti e de' lontani;
Baroni e cavallieri erano armati,
Ma pur fra tutti quanti e più soprani
E de maggiore estima e più onorati
Eran Basaldo e Costanzo e Morbeco:
Li duo fôr turchi e quel di mezo greco.

Costanzo fu filiol di Vatarone,
Che alor de' Greci lo imperio tenìa,
E quei duo turchi avean due regïone,
Di che erano amiragli, in Natolia.
Ora Costanzo avea seco Grifone
Ed Aquilante pien di vigoria;
Ben me stimo io che abbiati già sentito
Come Aquilante fu seco nutrito,

Quando la Fata Nera il damigello
Mandò primeramente in quella corte,
Poi che 'l levò di branche al fiero occello,
Ché condotto l'avrebbe in trista sorte.
Di questa cosa più non vi favello,
Ché so che avete queste istorie scorte;
Grifone in Spagna ed in Grecia Aquilante
Furno nutriti, e più non dico avante.

Se non che, essendo poscia spregionati,
Come io contai, da le Isole Lontane,
Ed avendo più giorni caminati
Per diversi paesi e gente istrane,
Nel porto di Blancherna erano intrati,
Ove con festa e con carezze umane
Fôr recevuti da lo imperatore
E da Costanzo, e fatto molto onore.

E volendo esso andare a quel torniero,
Ebbe la lor venuta molto grata,
Cognoscendo ciascun bon cavalliero
Per farli un grande onore a quella fiata;
Avengaché Grifone è in gran pensiero,
Perché Origilla, sua dama, infirmata
Era di febre tanto acuta e forte,
Che quasi è stata al ponte de la morte.

Ma pure, essendo migliorata alquanto,
Partì da lei, benché gli fusse grave,
Né se puotè spiccar già senza pianto,
Ed intrò con Costanzo alla sua nave.
Indi passarno ove il fiume di Xanto
Ha foce in mare, e con vento soave
Gionsero in Cipri, come io vi ho contato,
Ciascun bene a destriero e ben armato.

Molti altri ancora che io non vi racconto,
Baroni e cavallieri e damigelle,
Eran venuti, e tutti bene in ponto
De arme e destrieri e de robbe novelle.
Quando fu Norandino in Cipri gionto,
Le cose de ciascun parvon men belle,
Perché è sì ben guarnito e adorno tanto,
Che sopra gli altri ogni om gli dava vanto.

Nel porto a Famagosta poser scale,
E via ne andâr di lungo a Nicosia,
Quale è fra terra la cità reale,
E Tibïano il seggio vi tenìa.
Quivi con festa e pompa trïonfale,
Con duci e conti e molta baronia
Intrò il re di Damasco tutto armato,
Con trombe avanti e bene accompagnato.