Dapoi Basaldo, che più presso gli era,
Percosse ad ambe mano in su la testa;
Né lo diffese piastra ni lamiera,
Ché a terra lo mandò con gran tempesta.
Tutta a roina pone quella schiera,
A lui davante alcun più non s'arresta.
Oh quanto è lieta Lucina la dama
Vedendo far sì bene a chi tanto ama!

Costanzo il greco, che vede sua gente
Sì mal condutta da quel Sorïano,
Turbato for di modo nella mente,
Gli sprona adosso con la spada in mano.
L'uno e l'altro di loro era valente,
Onde alcun tratto non andava in vano;
Al fin menò Costanzo un colpo fiero
E ruppe il monte e il foco del cimiero.

Sino alla croppa lo fece piegare
Al colpo smisurato che io vi conto,
Ni stette già per questo a indugïare,
Ma mena l'altro e in fronte l'ebbe gionto;
Ed era Norandin per trabuccare,
Se non che Orlando allor se mosse a ponto,
E tanto fece, che il trasse de impaccio
Sin che il rivenne, e lo sostenne in braccio.

Onde Costanzo per questo adirato
Adosso al conte gran colpi menava;
Ma lui, come in arcion fosse murato,
Di cotal cosa poco se curava.
Ma sendo Norandino in sé tornato,
Che a sostenirlo più non lo impacciava,
Verso Costanzo se rivolse il conte,
E lui percosse in mezo della fronte.

Qualunche ha un cotal colpo, non vôl più,
Ché bene è paccio chi il secondo aspetta.
Ora Costanzo al primo andò pur giù,
Di lui rimase la sua sella netta.
Diceva ad esso il conte: - Or va là tu,
Che menavi a ferirme tanta fretta,
Quando io stavo occupato ad altra posta;
Or vien adesso e con meco te accosta. -

Lui già non se accostò, ma cadde a terra,
Come io vi dico, col capo davante;
Ma 'l conte adosso a un altro se disserra,
Sì che lo fece al cel voltar le piante.
Grifone in altra parte facea guerra
Da l'un de' lati, e da l'altro Aquilante;
Né se avedean de tal destruzïone,
Né de Costanzo che ha tratto de arzone.

Ma il crido della gente che era intorno
Voltar fece Grifone in primamente,
E combattendo là fece ritorno,
Benché sapesse del fatto nïente;
E quando lui fu gionto, ebbe gran scorno,
Poi che abattuto è il capo di sua gente,
Onde adirato il suo destrier sperona;
A Norandino adosso se abandona.

Da l'altra parte ancor gionse Aquilante,
E quando il suo Costanzo vidde a terra,
Turbato fieramente nel sembiante
Con ambi e sproni il suo destriero afferra,
E riscontrosse col conte de Anglante;
E qui se cominciò la orrenda guerra,
Benché lui non cognosce il paladino,
Perché la insegna avea di Norandino.

Né lui fu cognosciuto anco da Orlando,
Ché di Costanzo la insegna portava.
Ora, segnori, a voi non ve domando
Se ciascun de essi ben se adoperava,
Cotal ruina e tal colpi menando
Che l'aria per de intorno sibillava,
Come la cosa andasse a tutto oltraggio,
Né se vi scorge ponto di vantaggio.

Vero è, perché Aquilante era turbato,
Mostrò maggior prodezza allo affrontare;
Ma poi che l'uno e l'altro è riscaldato,
Ben vi so dir che assai vi fu che fare,
Di qua di là menando ad ogni lato,
Che par che il mondo debba ruïnare,
Con dritti e con roversi aspri e robesti;
E pur gli ultimi colpi alfin fur questi.