Gionse Aquilante a Orlando nella fronte,
Sopra la croppa lo mandò roverso;
Ma ben rispose a quella posta il conte,
E lui ferì de un colpo sì diverso,
Che sua baldanza e quelle forze pronte
E l'animo e l'ardir tutto ebbe perso;
Di qua di là piegando ad ogni mano,
Le gambe aperse per cadere al piano.

E certamente ben serìa caduto,
Ché più non se reggea che un fanciullino,
Se non che Grifon gionse a darli aiuto,
Il quale avea lasciato Norandino.
Lasciato l'avea quasi per perduto,
Ché ormai non potea più quel saracino;
Ma per donare aiuto al suo germano
Lasciò Grifone andar quel sorïano.

E de giongere al conte se procura
Spronando a tutta briglia il suo ronzone.
Or qui si fece la battaglia dura
Più ch'altra mai de Orlando e de Grifone,
Qual durò sempre insino a notte oscura,
Né se potea partir la questïone,
Sin che gli araldi con trombe d'intorno
Bandirno il campo insino a l'altro giorno.

Ciascun tornò la sera a sua masone,
E de' fatti del giorno si favella.
Ora a Costanzo parlava Grifone
Dicendo: - Io so contarti una novella,
Che là su tra le dame, a quel verone,
Veder mi parve Angelica la bella;
E se ella è quella, io te dico di certo
Che Orlando è quel che quasi te ha deserto.

Ed anco io l'ho compreso a quel ferire,
Che cresce nella fine a maggior lena,
E però ti consiglio a dipartire,
Prima che ne abbi più tormento e pena;
Omo non è che possa sostenire
A la battaglia e colpi che lui mena;
Onde lasciar la impresa ce bisogna,
Non ne volendo il danno e la vergogna. -

Diceva a lui Costanzo: - Or datti il core,
S'io faccio che colui ne vada via,
Poi de acquistare a nostra parte onore
E in campo mantenir l'insegna mia? -
Grifon rispose a lui, che per suo amore
Quel che potesse far, tutto faria;
E che egli aveva fermamente ardire
Contra ad ogni altro il campo mantenire.

Il Greco, che era di malizia pieno
(Come son tutti de arte e di natura),
Quando la luce al giorno venne meno,
Uscì de casa per la notte scura,
E via soletto sopra a un palafreno
Ove era Orlando di trovar procura,
E trovato che l'ebbe, queto queto
Lo trasse in parte e a lui parlò secreto;

E dimostrògli che il re Tibïano
Secretamente facea gente armare,
Perché era gionto un messaggio di Gano,
Il qual cercava Orlando far pigliare;
Però, se egli era desso, a mano a mano
Vedesse quel paese disgombrare;
E perciò a ritrovarlo era venuto,
Per palesarli questo e dargli aiuto;

E ch'egli aveva una sua fusta armata
Nascosta ad una spiaggia indi vicina,
Qual via lo portarebbe alla spiegata
In Franza a qualche terra di marina.
Fu questa cosa sì ben colorata
Dal Greco, che sapea cotal dottrina,
Che il conte a ponto ogni cosa li crede,
Ringraziandolo assai con pura fede.

E, fatta presto Angelica svegliare,
Con essa alla marina se ne gìa,
Ove Costanzo il volse accompagnare,
E là il condusse ove la fusta avia.
Facendosi il parone a dimandare,
Gli impose che il baron portasse via
Ove più gli piacesse al suo talento;
E lor ne andarno avendo in poppa il vento.