Or non se può distor quel che è già fatto,
Come sapeti, dolce anima bella,
Ma pur a voi mi rendo ad ogni patto;
E ben cognosce l'alma meschinella
Che io non serebbi degno in alcun atto
Di essere amato da cotal donzella,
Ma de esser dal mio lato vostro amante
Sol vi dimando, e più non cheggio avante. -

Orlando stava attento alle parole,
Le quale odì con poca pazïenza,
Né più soffrendo disse: - Assai mi dole
Che a questo modo ne la mia presenza
Abbi mostrato il tuo pensier sì fole,
Ché ad altri non avria dato credenza,
Però che volentier stimar voria
Che ciò non fosse vero, in fede mia!

Io voria amarti e poterti onorare,
Sì come di ragione ora non posso;
Tu per sturbarme già passasti il mare,
E per altra cagion non fusti mosso,
Benché a me zanze volesti mostrare,
Stimandomi in amor semplice e grosso.
Or che animo me porti io vedo aperto,
Ma sallo Iddio che già teco nol merto. -

Quando Ranaldo vidde che costui,
Qual seco ragionava, è il conte Orlando,
De uno ed altro pensier stette entra dui,
O de partirse o de seguir parlando.
Ma pur rispose al fine: - Io mai non fui
Se non quel che ora sono, al tuo comando;
Né credo de aver teco minor pace
Se ciò che piace a te non mi dispiace.

Non creder che più vaga a gli occhi tuoi
Paia che a gli altri questa bella dama;
Ed estimar ne la tua mente puoi
Che ogni om, sì come tu, de amarla brama.
Quanto sei paccio adunque, se tu vuoi
Aver battaglia con ciascun che l'ama,
Perché con tutto 'l mondo farai guerra;
Chi non la amasse, ben serìa di terra.

Ma se tu mostri che sia tua per carta,
O per ragion che non gli abbia altri a fare,
Comandar mi potrai poi che io mi parta
E che io non debba seco ragionare;
Ma prima soffrirei de avere isparta
L'anima al foco e il corpo per il mare,
Che io mi restassi mai de amar costei,
E se restar volessi io non potrei. -

Rispose alora il conte: - E' non è mia.
Così fosse ella, come io son de lei!
Ma non voglio adamarla in compagnia
E in ciò disfido il mondo, e boni e rei.
Stata è la tua ben gran discortesia
Che, avendoti scoperti e pensier mei,
Fidandomi di te come parente,
Poi me hai tradito sì villanamente. -

Disse Ranaldo: - Questo è pur assai,
Che sempre vogli altrui villaneggiare;
Da me non fu tradito alcun giamai,
E ciascun mente che il vôle affirmare.
Sì che comincia pur, se voglia ne hai,
E pigliati a quel capo che ti pare:
Se ben se' tra baron tenuto il primo,
Più d'uno altro uomo non ti temo o stimo. -

Orlando per costume e per natura
Molte parole non sapeva usare,
Onde, turbato ne la ciera oscura,
Trasse la spada senza dimorare,
E sospirando disse: - La sciagura
Pur ce ha saputi in tal loco menare,
Che l'un per man de l'altro serà morto;
Vedalo Iddio e iudichi chi ha il torto! -

Come Ranaldo vidde il conte Orlando
Mostrarsi alla battaglia discoperta,
Poi che avea tratto Durindana il brando,
Lui prestamente ancor trasse Fusberta.
Ne l'altro canto vi verrò contando
Questa battaglia orribile e diserta,
Ed altre cose degne e belle assai;
Dio vi conservi in gioia sempre mai.